Millennium Actress è il secondo lungometraggio dell’ormai compianto regista giapponese Satoshi Kon, un autore importantissimo e creatore di opere spettacolari come Perfect Blue (1997), Tokyo Godfathers (2003) e Paprika (2006), senza dimenticare la straordinaria serie d’animazione Paranoia Agent (2004). A questo incredibile curriculum visivo va aggiunta la sua fondamentale carriera fumettistica, con opere come La stirpe della sirena (1990) pubblicato da Star Comics, Seraphim – 266613336 Wings (1994) e Opus (1995) – che verranno rieditati in una nuova edizione da Planet Manga in uscita questo mese – e, ultimo ma non per importanza, L’eredità dei sogni, che raccoglie storie brevi dell’autore. Una produzione cartacea che ha preceduto la sua carriera cinematografica, anticipandone e condividendone appieno i temi. Millennium Actress arriva in un evento speciale nei cinema italiani, ma non riduciamolo alla sola animazione. Satoshi Kon è stato un regista fondamentale per il cinema mondiale, ispirando tantissimi cineasti che tutti noi conosciamo: il caso più eclatante è Christopher Nolan, che con il suo Inception (2010) ha attinto a piene mani da Paprika, oppure Darren Aronofsky, che con Il Cigno Nero (2010) omaggia palesemente Perfect Blue. Dello stesso Aronofsky vale la pena citare anche Requiem for a Dream (2000) e L’albero della vita – The Fountain (2006), quest’ultimo denso di analogie con il film di cui andiamo a trattare.

Perché bisogna andare al cinema a vedere Millennium Actress? Prima di tutto perché poterlo ammirare sul grande schermo, rimasterizzato in 4K e con un nuovo doppiaggio, è un’occasione imperdibile. In secondo luogo, perché qualsiasi film di Satoshi Kon deve essere guardato e apprezzato, specialmente da chi ama profondamente la Settima Arte. Il film ha un presupposto molto semplice: ripercorre la vita di una famosa attrice giapponese, Chiyoko Fujiwara, ed è proprio qui che il regista usa tutta la sua maestria. Kon non esplora la vita dell’attrice solo attraverso il suo passato e i suoi ricordi, ma anche attraverso le pellicole che lei ha interpretato, portandoci a vivere una linea temporale che unisce la sua figura professionale alla sua persona, senza mai distaccarle del tutto. I documentaristi che vanno a intervistarla non si limitano ad ascoltare, ma vivono il passato dell’attrice grazie a espedienti grafici stupendi: i veri attori dei vecchi film vengono sostituiti dai reporter stessi, intrecciando in maniera perfetta ricordi, sogni e realtà. Millennium Actress si incentra sul racconto che Chiyoko fa ai due intervistatori; dalla sua memoria nasce un film dentro il film (composto a sua volta dai ruoli da lei recitati), rendendo l’opera qualcosa che supera il concetto stesso di meta-cinema. La pellicola è inoltre stratificata e ricca di riferimenti alla storia del cinema giapponese: troviamo forti richiami ad Akira Kurosawa, in particolare a Ran (1985) e Kagemusha – L’ombra del guerriero (1980), si percepisce la struttura di Rashomon (1950), per non parlare delle eleganti citazioni a maestri del passato come Ito o Ozu.

Oltre a essere un prezioso archivio cinematografico, il film ripercorre anche la storia del Giappone: parla di dissidenti politici e mostra la situazione socioculturale e i drastici cambiamenti produttivi del dopoguerra. In tutto questo, c’è un oggetto che fa da vero e proprio motore alla narrazione dell’opera: una chiave. Essa funge da Macguffin hitchcockiano, che spinge la protagonista a intraprendere la carriera di attrice nella speranza di ritrovare l’uomo che le ha donato quell’oggetto, destinato ad aprire “la cosa più importante del mondo”. Kon riesce così a imbastire, oltre a un magnifico saggio sul cinema pieno di balzi temporali tra realtà e finzione, anche lo stupendo racconto di una storia d’amore che cerca la sua concretizzazione rincorrendosi attraverso gli anni e le epoche. Per concludere, la sala cinematografica esiste proprio per poter ammirare opere di questa bellezza grafica e narrativa: non lasciatevi scappare la possibilità di vivere un’esperienza di questo livello. Qualsiasi prodotto uscito dalla mente di Satoshi Kon, che sia un fumetto, un lungometraggio, un corto o una serie, merita di essere accolto, amato, conosciuto e ricordato.

Mattia Basile

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