Dal regista di Amores Perros ci aspettava qualcosa di più. E non solo perché Gonzalez Inarritu per questo 21 grammi, aveva a disposizione un budget maggiore (e di conseguenza un cast stellare: Sean Penn, Benicio Del Toro e una sorprendente Naomi Watts), ma anche perché la vicenda (un dramma esistenziale sul dolore, la colpa e il peccato), avrebbe meritato un maggior trattamento. E invece Inarritu gioca in difesa e clona il proprio notevole esordio, senza introdurre spunti di originalità. Stessi accorgimenti tecnici (camera a spalla, immagini sgranate, cambi di tonalità cromatiche), stessa struttura narrativa (racconto a puzzle e continui flashback), ma anche i medesimi difetti dell’opera prima (una sceneggiatura non priva di sbavature ed una sostanziale confusione dell’intreccio), sono i segni più evidenti della difficoltà di un pur dotato regista di uscire dalle secche della prima, folgorante opera. Inarritu non è un incompetente e sa trattare con cura soprattutto i propri attori, basti vedere a questo proposito, la resa di un personaggio difficile come quello interpretato dalla Watts: il regista messicano ha personalità ed un certo talento che non finisce mai di sottolineare, esagerando in virtuosismi narrativi per lo più gratuiti, i quali, invece di esaltarne le doti, finiscono solo per danneggiarlo. Non si è poeti, insomma, se si conoscono solo delle buone rime, così come non si è autori solo per conoscere i tempi cinematografici. E così 21 Grammi, è solo a tratti un buon film nella caratterizzazione di molti personaggi, anche minori, mentre per gran parte è soltanto una promessa mancata.,Simone Fortunato