In America il dito lo puntano su di lui, Michael Bay, produttore e regista di blockbuster (tra i tanti segnaliamo The Island e Transformers) ma colpevole, come produttore di horror, anche di rifacimenti ignobili rispetto agli originali: da Non aprite quella porta a The Amityville Horror a The Hitcher fino ai recentissimi Il mai nato e The Horsemen. Per arrivare, appunto, a Venerdì 13. In effetti i film sembrano un po’ tutti uguali a se stessi: giovani protagonisti belli e imbecilli o poco più, alle prese con escursioni, come nel caso proprio di Venerdì 13 a base di droga e sesso. Scene di sesso abbastanza diffuse; crudezze altrettanto diffuse ma meno forti del filone horror più radicale della serie di Saw e Hostel. Bay, produttore, spesso affidandosi a giovani registi di poca esperienza – Marcus Nispel, il regista del pessimo Pathfinder per Venerdì 13, l’esordiente Dave Meyers per The Hitcher, lo sconosciuto Andrew Douglas per The Amityville Horror – vorrebbe ricreare l’enorme successo che ai tempi tali film riscossero, ma i tempi sono cambiati: i drive in e le salette di serie B sono state ovunque sostituite da più anonimi e confortevoli multiplex e soprattutto l’horror ormai è il genere più inflazionato che ci sia. In quest’ottica Venerdì 13 è uno dei tanti horror senz’anima e forse senza ragione che affollano i nostri cinema. Il fascino del film originale, per quanto sopravvalutato, è lontano: vuoi, perché sono passati trent’anni e il pubblico giovane è molto più smaliziato di un tempo, vuoi perché non basta fare un film fotocopia per ottenere un successo eclatante, vuoi perché, obiettivamente, bisogna avere buone capacità registiche ed esperienza anche (forse soprattutto) per rendere credibile, suggestivo, terrorizzante un film horror. Così, quel che rimane di Venerdì 13 è l’eco suggestiva di un titolo che ha fatto scuola e che forse varrebbe la pena recuperare in dvd cogli amici. Semmai, quello che interessa in questi horror di ultima generazione è la rappresentazione di un mondo giovanile, a cui i registi e produttori guardano come pubblico di riferimento, assolutamente devastato da un punto di vista morale: ragazzi belli, bellissimi e ottusi, votati solo al divertimento vuoto, a caccia di sesso e droga a alcool e divertimenti dei più stupidi (in Venerdì 13 lo spasso è rappresentato dal bere birra in una scarpa fetida), sciocchi, irritanti e disperatamente soli a tal punto da sorprendersi a fare il tifo per i vari pazzi assetati di sangue, che almeno, bontà loro, una ragione per ammazzare ce l’avevano pure. Se il mondo giovane fosse veramente così, sesso sfrenato, ragazzi viziati e drogati, preferiremmo infatti tutta la vita la compagnia di Jason & Co.,Simone Fortunato