A Nazareth, Maria vive da adolescente ribelle con due pessimi genitori che non la capiscono e la trattano in modo ottuso e violento. Lei vuole imparare a leggere e scrivere, viaggiare, scoprir eil mondo e imparare tante cose. Ma una donna del suo tempo non può fare nulla, se non sposarsi accettando chi le viene imposto dai genitori per interesse. Lei però fa saltare tutti i piani, e si fa forza con le storie della Bibbia e dei profeti. Poi conosce Giuseppe, uomo maturo e affascinante per i suoi viaggi e la sua sapienza. Diventerà il suo maestro (dopo un iniziale contrarietà: «Meglio insegnare a un mulo che a una donna»), poi anche suo marito ma, d’accordo con lui, solo per coprire i suoi progetti di fuga (e osservando totale castità) e di scoperta del mondo conosciuto, fino all’Egitto e alla mitica biblioteca di Alessandria; progetti che lui stesso facilita e prepara, insegnandole tutto ciò che c’è da sapere sulla vita. Ma quando tutto è pronto, avviene un ostacolo imprevisto: Maria e Giuseppe si innamorano. Vorrebbero abbandonarsi alla passione, ma l’angelo dell’annunciazione ha altri piani per loro, per lei.
Tratto dall’omonimo romanzo di Barbara Alberti, che quarant’anni fa fece scalpore per il ritratto di una Maria ribelle, femminista e anticonformista, (la scrittrice si proponeva di «far sorridere la Madonna»), desiderosa di affermare il proprio destino, Vangelo secondo Maria ripropone in parte gli ambienti, le facce e le voci dei precedenti film di Paolo Zucca (L’arbitro, L’uomo che comprò la luna): la Palestina della storia della Sacra Famiglia è in realtà la sua Sardegna, con tante di anziane donne che parlano in dialetto in un’operazione che a tratti ricordi il Vangelo secondo Matteo di Pasolini. Ma sono piccole divagazioni surreali e folcloristiche: tutto si concentra in realtà sulla storia tra Maria e Giuseppe, interpretati da Benedetta Porcaroli e Alessandro Gassmann, che rendono troppo ampia la distanza d’età tra i loro rispettivi personaggi. Molto del film è fastidioso e disturbante: Maria è trattata dalla gente del paese (bambini compresi) come una pazza disturbata, dai genitori come una poco di buono (davvero sgradevoli Anna e Gioacchino); la sinagoga è ridicola come gli abbigliamenti e gli atteggiamenti del rabbino, l’angelo dell’annunciazione è un ragazzino efebico. Si salvano solo i dialoghi teneri di Maria con il cugino e alcuni momenti del rapporto con Giuseppe, più per la bravura dei due protagonisti che per i dialoghi che suonano sempre fuori luogo: quei due personaggi tutto possono essere, tranne che i “veri” Maria e Giuseppe che spesso battibeccano come due innamorati da film per teenager.
Stucchevole pasticcio, a tratti perfino kitsch, pretestuoso e noioso, sempre meno credibile e sostenibile con il passare dei minuti (Maria cerca anche di suicidarsi, insofferente al disegno di Dio), con pochi guizzi apprezzabili. Un film dimenticabile, e che infatti si dimentica in fretta.
Antonio Autieri
Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema
Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube