Mona, combattiva madre single, si prende cura del figlio Joël da sempre. Nato con lievi difficoltà motorie e una disabilità mentale importante, Joël ha ormai trent’anni ed è follemente innamorato della collega di lavoro Oceane. I due si amano e si desiderano a tal punto da avere un bambino. Quando Mona scopre la gravidanza della ragazza, l’equilibrio del rapporto tra lei e il figlio sembra vacillare pericolosamente.
In Tutto l’amore che serve la regista francese Anne Sophie-Bailly sceglie l’esplosivo talento di Laure Calamy – protagonista di questa commedia sociale presentata a Venezia 2024 nella sezione Orizzonti – per raccontare con grande spontaneità e ironia tutte le sfide che il tema della disabilità pone davanti, tanto a coloro che ne sono portatori, quanto ai cosiddetti caregiver: genitori, amici e parenti che si occupano di assicurare una vita serena ai loro cari più fragili.
Il magnetismo dei due volti protagonisti (Charles Peccia-Galletto, nel ruolo di Joël, a fianco a Laure Calamy) trascina tutto il film, che snodandosi attorno all’inattesa gravidanza di Oceane riesce nell’intento di raccontare l’evoluzione di un rapporto madre-figlio in una contemporaneità che troppo facilmente dispensa giudizi su normatività dei corpi, obblighi sociali e capacità relazionali dei singoli.
Il tema viene trattato con grande cura di scrittura e messa in scena, senza mai cadere in prevedibili rappresentazioni stereotipate o in pietismi da quattro soldi. Il coinvolgimento emotivo del pubblico è poi reso possibile anche da una regia spesso focalizzata su volti e micro espressioni dei protagonisti, i quali con il loro personalissimo modo di comunicare trasmettono messaggi e dinamiche che vanno oltre la parola, per arrivare al cuore di chi guarda.
Letizia Cilea
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