Ti mangio il cuore è ambientato nel Gargano. Due famiglie, i Malatesta e i Camporeale sono divise da decenni. Michele Malatesta, dopo aver visto sterminare la sua famiglia nel 1960, si è via via vendicato e ora tra i due clan regna una sorta di pace armata, sotto l’intermediazione dei Montanari. Il problema, però, è che il giovane Andrea Malatesta si innamora di Marilena, moglie di Salvo, boss dei Camporeale, che uccide Michele. Inevitabilmente riparte una faida sanguinaria che non risparmia nessuno…

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia in Orizzonti, Ti mangio il cuore è il terzo film di Pippo Mezzapesa, dopo Le spose infelici (2011) e Il bene mio (2018). Come si evince dalla trama, siamo davanti a una storia drammatica, un amore tormentato che causa morti e che non fa sconti a nessuno, sullo sfondo di una Puglia, in cui sembra regnare solo la malavita. Mezzapesa sceglie il bianco e nero per raccontare una storia dai forti contrasti, animata da personaggi duri, come Michele, ben interpretato da Tommaso Ragno che il cinema sta scoprendo sempre di più; come Teresa, sua moglie, una davvero brava Lidia Vitale. O come Vincenzo Montanari cui dà il volto Michele Placido. Un bianco e nero che serve anche a sottolineare come certe dinamiche, abitudini, tradizioni violente, non cessino mai. Passano i decenni – ci racconta il regista – ma alcune realtà e comportamenti sono purtroppo immutabili. Le ambientazioni sono rese molto bene e anche lo squallore di famiglie potenti e temute che, però, vivono nello sporco e nel fango delle loro stalle. Ci sono poi le due figure dei giovani protagonisti. Ti mangio il cuore, infatti, è anche il racconto del percorso di Andrea Malatesta (Francesco Patané), all’inizio timido giovane estraneo alla storia violenta della sua famiglia che, per vendicare il padre, si trasforma in feroce assassino. Simboleggia il fatto che in alcuni contesti a un certo destino non si può sfuggire. Ma le attenzioni anche mediatiche del film, erano tutte per la cantante Elodie che qui impersona una dolente ma orgogliosa Marilena in modo davvero convincente; che si apra per lei anche una carriera da attrice? Il film, che è tratto dall’omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, vuole essere un tributo alla prima donna pentita della mafia pugliese, appunto il personaggio di Elodie. Il racconto di Mezzapesa – che ha qualche lentezza di troppo e che forse poteva durare un po’ meno rispetto alle due ore circa – riesce a essere convincente, con un finale che regala un colpo di scena inaspettato.

Stefano Radice

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