Basem (Saleh Bakri), insegnante in Cisgiordania, ospita nella sua casa lo studente Adam (Muhammad Abed El Rahman), che vorrebbe vendicare l’omicidio del fratello da parte di un colono israeliano che stava dando fuoco all’uliveto della famiglia. Nel frattempo, un soldato ebreo americano viene preso in ostaggio e i suoi genitori arrivano per fare pressione sul governo israeliano affinché lo liberi. Intanto nasce una storia d’amore tra Basem e Lisa (Imogen Poots), un’assistente sociale arrivata dal Regno Unito.

Un’immagine ricorrente nel film è un divano consunto, che giace di fronte alle macerie di una casa recentemente demolita; la famiglia che vi abitava implorava i soldati che fosse risparmiata. È un’immagine evocativa e tragica che è diventata la locandina semplice ma efficace del film. Dalla sua première nel settembre 2023 (il film è stato presentato anche al Festival di Torino 2025), i temi e le idee che il film sceglie di esplorare sono diventati sempre più rilevanti, sebbene fossero già importanti al momento della sua uscita. Non ci sono sangue o violenza sensazionalistica nei momenti di violenza, ma i risultati sono più silenziosi e profondamente sinistri. Quando si verifica, la violenza è rapida, ma il suo impatto si manifesta per tutta la durata. Gran parte del tempo è dedicato a una paziente costruzione, mentre le strade che i personaggi desiderano intraprendere per ottenere giustizia vengono interrotte una dopo l’altra. Per tutto il film, la regista anglo palestinese Farah Nabulsi crea un’atmosfera opprimente mentre la minaccia della violenza dei coloni e delle incursioni militari incombe sui personaggi.

Basem, in particolare, è tormentato dal dilemma morale che lo attanaglia: cercare giustizia per il fratello assassinato di Adam, ma al tempo stesso impedire ad Adam di vendicarne la morte con la violenza. Adam ha il diritto morale di ergersi per la morte del fratello, ma non dovrebbe trasformare quella rabbia in odio. Il soldato americano catturato e tenuto in ostaggio, lo è in nome di quale giustizia? Se il soldato muore, un “occhio per occhio” renderebbe la cosa giusta? Il film semplicemente usa i fatti della vita palestinese per creare una situazione realistica da osservare. E i fatti presentano una situazione di tragica ingiustizia. Gli eventi narrati sono il culmine naturale delle scelte dei personaggi, influenzate dal mondo senza pace in cui sono cresciuti o stanno crescendo, e hanno lo scopo di far riflettere su cosa faremmo noi se fossimo nei loro panni. The Teacher è un film libero da stereotipi islamofobi e antisemiti, il suo focus non è centrato sull’odio. E ancora una volta, questo contribuisce a renderlo un film ricco di momenti umani e di un avvincente dramma; un cinema capace di abbattere le barriere tra le culture.

Beppe Musicco

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