Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto, Arrivederci amore, ciao è un noir all’italiana molto cinico e brutale. Il crollo delle ideologia ha segnato la vita di Giorgio (un Alessio Boni meno efficace del solito) che, dall’idealismo di un tempo, si è trasformato, complice anche la terribile esperienza sudamericana della guerriglia, in un cinico ed egoista antieroe. Dapprima braccio destro di un losco gestore di locali notturno, poi collaboratore di un poliziotto corrotto (un “nerissimo” Michele Placido), Giorgio vive alla giornata truffando, ingannando e uccidendo. Fino all’incontro, inaspettato con una brava ragazza. Un film di genere, questo di Michele Soavi, piuttosto teso, parecchio violento che preferisce dar corpo ad atmosfere inquietanti, quasi horror, piuttosto che approfondire la lettura politica, pur toccata nel film con il personaggio dell’onorevole connivente. Un film freddo, nonostante il contenuto forte della vicenda, in cui con fatica si partecipa alla storia nera di Giorgio, anche per l’eccesso di alcune sequenze o la caricatura di alcuni personaggi. Il noir classico è quindi distante e non solo per una sceneggiatura non compatta ma per l’assenza consapevole di quegli ingredienti che hanno fatto grande e indimenticabile i film notturno degli anni ’40 e ’50: romanticismo e ironia. Ed è lontano anche lo spirito dell’ultimo grande maestro di film "notturni", il Michael Mann di Heat – La sfida e di Collateral e la sua epopea di sogni spezzati ed eroi solitari. Nel film di Soavi, c’è solo spazio per la rabbia e per la disperazione. Mai un gesto di misericordia o di perdono. Solo rancore e vendetta. ,Simone Fortunato,