Thriller a budget ridotto: 9 milioni di dollari per un pugno di attori, un’ambientazione costituita dalle quattro mura di una casa di campagna e pochi effetti speciali. Eppure The Strangers ha incassato parecchio, almeno in Usa: più di 50 milioni di dollari raggranellati nelle prime settimane di programmazione che hanno fatto già pensare a un sequel. A ben vedere, però, non c’è nulla di nuovo: Bertino fa di necessità virtù. I riferimenti chiari alla saga di Saw e a Funny Games vengono contaminati da un’atmosfera di mistero dovuta al budget risicato che non a una scelta consapevole dell’autore. Così, The Strangers è l’ennesimo thriller-horror che punta più allo stomaco che alla intelligenza dello spettatore: il regista confina in una breve e non del tutto chiara parentesi il passato anche recente della coppia protagonista, per concentrarsi sull’arrivo degli stranieri del titolo che, mascherati e senza una ragione apparente, gettano nel panico i due protagonisti. Non mancano momenti di tensione dovuto a un discreto utilizzo di rumori e colpi di scena, anche se la prima parte del film che precede l’arrivo dei mostri mascherati, ha poco ritmo e dialoghi che si attorcigliano su se stessi. Relativamente meno cruento dei film del genere, The Strangers possiede però un tasso di autocompiacimento che sfonda addirittura nel finale in un sarcasmo pesante che lascia, questo sì, inorriditi ma che fa anche pensare. Molti thriller e soprattutto horror delle ultime stagioni (Hostel, i già citati Saw e Funny Games), tendono ormai a trascurare storia, personaggi, intreccio per concentrarsi solo sull’azione pura. Il sesso, la violenza: atti che vengono scrutati, analizzati, quasi vivisezionati. La macchina da presa ormai ci porta dentro ai tendini, ai muscoli, alle più piccole gocce di sangue delle vittime, senza però dirci nulla o quasi di tali vittime e carnefici e ancora meno del contesto. Come se l’uomo fosse soltanto ciò che fa, ciò che produce la sua arma o il suo sesso, di cui sembra un semplice prolungamento. Si tratta cioè di film molto corporali, materialisti che mostrano, anzi esibiscono un’identità scissa: l’atto da una parte, la mente dall’altra. Il risultato sotto agli occhi di tutti è che l’horror, uno dei generi cinematografici più antichi e venerandi, per le ascendenze letterarie e per la potenza politica (si pensi il memorabile La notte dei morti viventi) adesso pare una semplice, asettica, professionale e vuota autopsia.,Simone Fortunato