Sucker Punch, l’ultima fatica di Zack Snyder (300, Watchmen), è scritto come un fumetto e girato come se fosse un videogame. Le protagoniste sono un gruppo di ragazze impegnate in elaboratissime missioni di guerra contro cattivi senza volto (automi, zombi, macchine volanti). Indossano ovviamente succinti vestiti da scolarette alla Sailor Moon, e maneggiano fucili, pistole, mitragliatori e lame con la perizia di un mercenario sudafricano. La vicenda (se si può definire così) è incentrata su Baby Doll (Emily Browning), rinchiusa in manicomio dal patrigno e in attesa di lobotomia, che cerca ovviamente di riacquistare la libertà per sé e per le sue compagne di sventura (Abbie Cornish, Jena Malone, Jamie Chung). Al di là delle quattro missioni (che comunque si svolgono solo nella mente di Baby Doll) nelle quali bisogna conquistare oggetti per la fuga, resta ben poco: personaggi tagliati con l’accetta (cattivi cattivissimi e buoni strappalacrime), dialoghi ridotti all’osso e che difettano di ogni tipo di logica, succedersi delle vicende incomprensibile e così via. Però la musica techno e il rumore delle esplosioni e delle lame che si scontrano facendo scintille copre tutto il resto. Se fosse subito uscito sul mercato come un videogioco (come presto sarà), probabilmente avrebbe avuto legioni di appassionati. Come film, non rispetta alcuna norma di buonsenso che voglia catturare uno spettatore che sia al di fuori della cerchia dei fanatici di videogames “sparatutto”. Probabilmente i produttori si accontentano di questo pubblico.,Beppe Musicco