Vacanze ai Caraibi (id.)
Italia, 2015 – 100’
Genere: Comico
Regia di: Neri Parenti
Cast principale: Christian De Sica, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Luca Argentero, Ilaria Spada, Dario Bandiera
Tematiche: sesso, coppia, famiglia, tecnologia
Target: da 14 anni

Tre diversi episodi in cui si racconta l’imminente matrimonio tra una giovane ragazza figlia di genitori sul lastrico e un pretentende squattrinato, la passione tra due giovani molto diversi tra loro e le conquiste amorose di un giovane appassionato di tecnologia che finisce su un’isola deserta

Recensione

L’intento del regista Neri Parenti, dei produttori di Wildside e del distributore Medusa era quello di rilanciare quest’anno il genere “cinepanettone”, portato ai fasti con grandi incassi e riscontri di pubblico negli ultimi trent’anni da titoli quali Natale sul Nilo, Natale in India, Natale a Rio, a Miami, in Sud Africa, ecc… Un genere unico, trainato al successo dall’estro di un produttore geniale come Aurelio De Laurentiis, da un manipolo di registi molto in sintonia (dai fratelli Vanzina allo stesso Parenti, per citarne alcuni) e da attori affiatati quali Christian De Sica e Massimo Boldi (cui negli anni si è sostituito Massimo Ghini). Questo genere, negli ultimi anni, è andato in crisi di risultati. Ecco, quindi, il desiderio di Parenti, Wildside e Medusa di rilanciarlo con Vacanze ai Caraibi. Però, se l’intento era questo, la scommessa è stata persa. Non solo il pubblico non ha particolarmente gradito ma il film che ne è scaturito è risultato debole e privo di quello spirito farsesco sui costumi italiani che ha fatto la fortuna dei titoli sopra citati. Certo, è un film ben girato e prodotto con cura, ma ci si aspettava più brio.
Parenti ha costruito un film su tre storie che partono dall’Italia e finiscono ai Caraibi. Il ruolo principale è quello attribuito alla coppia Christian De Sica-Massimo Ghini, il primo nei panni di un marito che ha sperperato la propria fortuna senza dirlo alla moglie (Angela Finocchiaro), il secondo in quelli di un cinquantenne approfittatore che si finge ricco per sposare la figlia sprovveduta della coppia De Sica-Finocchiaro. La seconda storia vede protagonisti Luca Argentero e Ilaria Spada; si incontrano in crociera, sono agli antipodi per caratteri e gusti ma con un’intesa sessuale strabiliante che li porta a lasciare la nave e a fuggire a terra. La terza storia è costruita attorno al siciliano Dario Bandiera nei panni di un dipendente compulsivo di Internet e social network che, guarda caso, si ritrova su un’isola deserta dove non c’è campo. Nessuna delle tre storie, a nostro avviso, ha quel ritmo e quella marcia in più e imprevedibilità che un film comico dovrebbe avere. De Sica-Ghini – la loro bravura non è in discussione – sono l’anima storica dei cinepanettoni (De Sica questa volta è anche tra gli sceneggiatori); a loro sono affidate le gag più volgari ma anche prevedibili e che ormai fanno ridere poco, così come il gioco di equivoci su cui è costruito il loro episodio. Luca Argentero, attore affidabile, ripropone però il personaggio del piemontese rigido già visto in Noi e la Giulia mentre molto brava è Ilaria Spada che dimostra di avere talento e tempi comici da non sottovalutare (si riveda, per conferma, la sua interpretazione in Se Dio vuole di Edoardo Falcone). Infine, abbiamo l’impressione che anche il talento di Dario Bandiera non sia stato sfruttato al meglio. Insomma, un film deludente. Forse il genere “cinepanettone” non si potrà più rilanciare, anche se con volti nuovi e sceneggiatore più convincenti il pubblico potrebbe tornare ad affollare le sale.

Stefano Radice