Inizio angosciante e cupissimo: una bimbetta da sola in una pianura, con il cielo nero di pioggia tranciato dai fulmini, e attorno a lei cani che abbaiano e cavalli imbizzarriti… Come scena programmatica, per creare disagio nello spettatore è perfettamente riuscita. Ed è coerente con uno sviluppo punitivo per lo sventurato che si trovasse di fronte allo schermo. Poi, si entra nella storia (per il poco che si capisce): Juan e la moglie Olivia sono due coniugi messicani che vivono con i piccoli in campagna (un tempo stavano nella capitale): un rapporto difficile e contraddittorio, non agevolato certo dall’irascibilità di lui (che si sfoga anche sui cani); e per ravvivare il rapporto, pare, se ne vanno ad orge in saune affollate, dove lui guarda e lei partecipa… Nel frattempo, spesso, una figura luminosa e rosseggiante con la silhouette del Diavolo (proprio lui, con tanto di corna e coda a punta) va in giro di notte in casa loro con in mano una cassetta di attrezzi da fabbro… E a rendere il tutto più incomprensibile, ma soprattutto irritante è il fatto che molte scene sono sfocate ai bordi: pensate, inizialmente credevamo in un problema di proiezione; e invece è una scelta estetica… Se per puro caso avete resistito fino alla fine – tra tempi dilatati ed estenuanti, dialoghi noiosissimi e una rappresentazione catastrofica del genere umano – in premio avrete la chicca (e scusate lo spoiler in arrivo, ma tanto non c’entra nulla con il resto della, per così dire, storia): un uomo da solo in un campo che si stacca la testa con le mani come fosse il tappo di una bottiglia di champagne…,Carlos Reygadas è il classico autore da festival: di quelli per i quali sembra impossibile immaginarsi un pubblico “pagante” per i loro film; ma che al tempo stesso vengono assai apprezzati da critici che, alla ricerca continua di immagini d’avanguardia, non si accorgono quando si finisce nel puro kitsch. Il precedente Battaglia nel cielo aveva qualche squarcio interessante anche se presentava eccessi fastidiosi (come sempre per scandalizzare, vera fissa di certi autori). Stavolta ha dato il suo peggio. Al Festival di Cannes 2012 Post tenebras Lux (mai titolo fu più falso: le tenebre ci sono, la luce no di certo…) vinse, scandalosamente, il premio per la miglior regia. A ogni edizione di festival importante, c’è un film che idealmente si porta a casa il premio Bufala d’autore. Reygadas ne avrebbe avuto diritto più di ogni altro collega.,Antonio Autieri