Il regista Mark Romanek, al suo terzo film, realizza un’opera di fantascienza senza effetti di qualsiasi tipo prendendo dalla fantascienza il vero cuore: le domande di senso. Non lasciarmi, infatti, sospeso in un'atmosfera indefinita e segnato da colori autunnali, si configura come un grande film sulla domanda fondamentale dell'essere umano. Chi sono io? Qual è il mio destino? A che cosa servo? Perché vivere e morire? Sono le domande che i tre protagonisti (Keira Knightley, Andrew Garfield e Carey Mulligan, uno più bravo dell'altro) si pongono continuamente. Se le pongono nell'infanzia – il prologo del film – vissuta all'interno delle mura apparentemente calde e accoglienti del college di Hailsham gestito da una preside materna e severa nei confronti di questi orfani di padre e di madre e dal destino segnato. Se le pongono nel rapporto tra di loro e nelle contraddizioni tipiche dell'adolescenza, quando l'amicizia e l'amore si confondono, quando bisogna convivere con i sentimenti più diversi e quando le pulsioni sessuali rischiano di prendere il sopravvento. Soli di fronte a un mondo che – eccezion fatta per un'insegnante del college – non si accorge nemmeno della loro esistenza, i tre ragazzi cercano, come riescono, di farsi compagnia nell'affronto di un dolore che pare certo e davanti a un destino che pare prestabilito sin dai primi momenti della loro vita. Sognando che l'amore e l'amicizia tra loro duri per sempre o, almeno, di ottenere dal Potere una deroga per la loro vita a termine. ,Simone Fortunato