Ennesimo cinecomix. Questa volta  al centro della storia ci sono la genesi e le prime avventure di un supereroe poco noto in Italia, Lanterna verde. Il film ha parecchie frecce al proprio arco. Da un lato una bella confezione: il film è ben fotografato e la cura nei dettagli scenografici compensa quell'orpello sempre più inutile che ormai è il 3D appiccicato al film in postproduzione. Dall'altro un bel cast, variegato e ricco di volti più o meno nuovi: Ryan Reynolds assolve con sicurezza il compito assecondato dalla sceneggiatura del trio Michael Green, Marc Guggenheim e Gregg Berlanti, tutti provenienti dal mondo delle serie televisive e autori di uno script che gioca col cinema e usa le armi dell'ironia e della leggerezza; la Lively, già vista in The Town, è un'attrice e non solo un corpo. Soprattutto funzionano i due ottimi coprotagonisti: Mark Strong, sempre più versatile nei panni di Sinestro, e un irriconoscibile Peter Sarsgaard su cui vanno i maggiori rimpianti; il suo personaggio problematico e complesso è liquidato infatti con troppa fretta. Sul piano spettacolare ci sono dei bei momenti: uno splendido, mozzafiato inseguimento aereo che sembra tanto una citazione di Top Gun e in generale le sequenze con cui si materializza il potere verde. Difetti: troppa carne al fuoco e parecchie cose risolte con troppa fretta. Il complesso edipico, il tema della responsabilità e l'accettazione di un compito più grande, la formazione di una nuova mitologia avrebbero forse avuto bisogno di minuti in più rispetto alle due ore scarse del film. E Campbell, regista di esperienza e autore almeno di un gran bel film (007 – Casinò Royale) appare indeciso se investire solo sulla spettacolarità della vicenda o su un approfondimento psicologico consistente. E i problemi si vedono tutti nella seconda parte, molto affrettata soprattutto nei cambi di scena tra mondo extraterrestre e mondo terreno. Insomma, come era facile intuire, sono lontani l'ironia e lo spettacolo di una trilogia come quella di Spider-Man (che più invecchia, più diventa bella, profonda e interessante rispetto ai tanti cugini cinecomix), anche se il riferimento rimane proprio quello dei film diretti da Sam Raimi. Rimane solo un dubbio, sull'ideologia che sottosta al film. Lanterna verde infatti ha un unico, grande potere che non gli deriva da punture di insetti o incidenti vari, ma gli deriva da se stesso: quello di cambiare la realtà, materializzando oggetti e quant'altro, attraverso la sola forza di volontà (e l'ausilio di un anello magico). Così Reynolds, che nella prima parte del film appare sfrontato ma anche fragile, carico di preoccupazioni e di paure, dopo la “chiamata” dallo spazio e le provvidenziali vicende sentimentali prenderà coscienza di sé, della propria forza e combatterà con le proprie paure. E vincerà. La forza della volontà come potere senza limiti di sorta. Una metafora chiara del Sogno Americano e della possibilità di essere artefici del proprio successo. Ma anche una pretesa di potere che proprio la realtà di tutti i giorni spesso smentisce.,Simone Fortunato