L’uovo dell’angelo (Tenshi no Tamago) è un film d’animazione del 1985 diretto da Mamoru Oshii, celebre regista che ha segnato non solo la storia dell’animazione, ma del cinema in generale. È necessario citare opere come Lamù: Beautiful Dreamer (1984) e soprattutto Ghost in the Shell (1995), capolavoro cyberpunk tratto dall’omonimo manga di Masamune Shirow (1989) che ha ispirato pellicole come Matrix (1999) delle sorelle Wachowski. Tuttavia, in questa sede non parleremo dell’influenza sci-fi del regista, bensì dell’opera che lo ha consacrato come autore visionario e indipendente.
Il film è recentemente tornato in sala, restaurato in 4K per il suo 40° anniversario, offrendo l’occasione perfetta per riscoprirlo. L’uovo dell’angelo è un’opera che rifiuta le spiegazioni didascaliche: Oshii ci catapulta in un mondo post-apocalittico dove l’umanità sembra svanita, lasciando spazio solo a carri armati fantasma, ricordi bellici e ciclopiche strutture abbandonate alla solitudine. In questo deserto vive una bambina che custodisce gelosamente un misterioso uovo sotto la veste.
La narrazione è volutamente non lineare; non ci viene detto chi sia la bambina né cosa contenga l’uovo. L’incontro con un ragazzo che porta con sé una croce (un’arma?) apre a intuizioni su questo mondo, lasciando però allo spettatore libera interpretazione. Si potrebbero spendere ore a discutere delle simbologie bibliche (l’Arca, il Diluvio), ma il vero cuore pulsante dell’opera è la sua potenza estetica.
Le ambientazioni sono visionarie, sospese tra gli incubi di Bosch e le piazze metafisiche di De Chirico. Questo trionfo visivo si deve non solo alla regia di Oshii, ma alla direzione artistica di Yoshitaka Amano, leggendario illustratore e character designer della saga di Final Fantasy. Lo stile di Amano qui è al suo apice, profondamente influenzato da Gustav Klimt, dall’Art Nouveau, dalla mitologia europea e dal tratto di artisti come Neal Adams.
Inoltre, l’influenza di L’uovo dell’angelo supera i confini del cinema e si radica nell’immaginario videoludico moderno. Infatti, chiunque abbia giocato ai titoli di Hidetaka Miyazaki (da non confondere con il regista Hayao) e della FromSoftware, in particolare Bloodborne e la saga di Dark Souls, capterà subito l’impatto della pellicola su queste opere. Il film di Oshii è il precursore di una narrazione silenziosa e criptica che ha reso celebri questi giochi: mondi in rovina che non spiegano la propria storia, ma la lasciano intuire attraverso un’ambientazione decadente. L’uovo dell’angelo è, a tutti gli effetti, il capostipite di quel dark fantasy giapponese criptico e malinconico.
Insomma, si potrebbe stare ore ad analizzare singole sequenze, come quella memorabile delle carpe fantasma, o a lasciarsi trasportare dal comparto sonoro. La colonna sonora di Yoshihiro Kanno, evocativa e liturgica, si alterna a lunghi momenti in cui il silenzio si fa assordante, diventando esso stesso uno strumento narrativo fondamentale. L’uovo dell’angelo è un film da vivere più che da capire, un’esperienza sensoriale gotica e malinconica resa ancora più preziosa dal restauro in 4K, che restituisce giustizia a uno dei sodalizi artistici più affascinanti della storia dell’animazione giapponese.
Mattia Basile
Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema
Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube