Settembre è il fortunato esordio alla regia di Giulia Louise Steigerwalt, che in questi anni si è segnalata come una delle sceneggiatrici più interessanti da seguire con film quali Moglie e marito, Croce e delizia e Marilyn ha gli occhi neri, tutti diretti da Simone Godano, e Il campione di Leonardo d’Agostini. Per il suo debutto, con questa storia da lei scritta, ha avuto il supporto produttivo di Groenlandia di Matteo Rovere e Rai Cinema. La storia, che è stata preceduta da un corto nel 2019, racconta di tre personaggi di età differenti che si accorgono di volere qualcosa di diverso dalla vita.

Al ritorno dalle vacanze estive Maria viene notata dal ragazzo che le piace, che attraverso Sergio, un compagno di scuola, le chiede se vuole andare a letto con lui. La proposta non è delle più romantiche, eppure Maria accetta subito, salvo andare nel panico. Sergio si offre di aiutarla, e insieme trascorrono un intero pomeriggio, scoprendosi per la prima volta complici. Francesca, la madre di Sergio, complice il risultato di una delicata visita medica, sta cambiando radicalmente la prospettiva sulla sua vita, avvicinandosi sempre di più alla sua amica Debora, con cui sta nascendo un rapporto nuovo. Guglielmo è un medico che, da quando la moglie l’ha lasciato, vive come bloccato in una bolla di apatia, in cui l’unico contatto reale sembra essere quello con Ana, una giovane prostituta che frequenta regolarmente e che gli regalerà una nuova ragione di vivere.

Giulia Steigerwalt ha vinto il Nastro d’argento come miglior regista esordiente; Settembre è stato selezionato in diversi festival, tra cui Annecy Cinema Italien, dove si è aggiudicato il Prix Cicae, il Bif&st di Bari; in questi giorni è in concorso al Festival del cinema di Porretta (BO), dove il film ha vinto il premio della Giuria Giovani e in occasione del quale abbiamo intervistato la regista: «Il film è partito da alcune storie di cui ho sentito parlare e che ho conosciuto più o meno direttamente,  tutte accomunate dal desiderio dei protagonisti di trovare qualcosa di più profondo nelle loro vite. Volevo raccontare le diverse età dei miei protagonisti tutti accomunati dalla necessità di vivere in modo più autentico. La storia è stata scritta dodici anni fa e volevo portarla al cinema da molto tempo; di tutte le sceneggiature era quella che sentivo più affine a me».

Forse è anche questo che l’ha spinta ad esordire dietro la macchina da presa.

«Sì, da tempo volevo passare alla regia; sono riuscita a fare un film di questo progetto tenuto a lungo nel cassetto. È una storia che ho sentito molto mia e che non avevo intenzione di far dirigere ad altri».

I produttori sono importanti, Rai Cinema e Groenlandia.

«Con Groenlandia lavoro da tempo. Mentre studiavo sceneggiatura negli Stati Uniti alla Ucla di Los Angeles, inviavo i miei lavori a diversi produttori; si sono aperti diversi discorsi con alcuni di loro ma quando Matteo Rovere e Sydney Sibilia hanno letto la sceneggiatura di Moglie e marito, mi hanno contattata per poi farne un film. Da lì in poi abbiamo lavorato insieme su Croce e delizia, Il campione, Marilyn ha gli occhi neri fino a Settembre. Sapevano del mio desiderio di passare alla regia e sono stati loro a suggerirmi prima di partire con un cortometraggio. Nel 2019 ho girato così il corto di Settembre – incentrato sulla storia che riguarda i due adolescenti – estrapolato dalla sceneggiatura del film stesso, cercando di rendere in pochi minuti l’atmosfera che volevo dare a tutto il film.  Dopo questo passaggio, ho deciso insieme a loro di realizzare il lungometraggio».

Come vede il cinema italiano in questa fase storica dal punto di vista della scrittura?

«Quello della sceneggiatura è un lavoro e serve preparazione. Non ci si può improvvisare. A volte sono necessari percorsi lunghi. Premetto che anche in questi anni sono stati realizzati film italiani molto belli; purtroppo, però, sono pochi rispetto a tutti quelli che vengono realizzati. Ultimamente sono stati prodotti molti film, grazie anche al sostegno economico messo in atto dalle istituzioni, ma non sempre di livello qualitativo alto. Il cinema italiano per me pecca qualche volta di scarsa attenzione alla preparazione e alla formazione degli sceneggiatori; la sceneggiatura è la base di ogni film e non ci si improvvisa scrittori. Ci deve essere attenzione alla qualità della scrittura che deve emozionare l’autore. Noto talvolta anche mancanza di cura nei dettagli, e questo è un peccato. La preparazione di un film è tutto; io ho avuto solo quattro settimane per girare Settembre e sono arrivata sul set con ogni aspetto studiato, dalle inquadrature ai diversi stacchi musicali».

Sta già lavorando ad altri progetti?

«Ho lavorato ad altre due sceneggiature. Una è per una ragazza esordiente e pensiamo che entri in lavorazione nel 2023. Nel frattempo sto scrivendo il mio secondo film che conto di girare il prossimo anno. Ruota attorno al mondo di Diva Futura, che era l’agenzia di casting di Riccardo Schicchi e copre quarant’anni di storia. L’idea nasce da un romanzo di Debora Attanasio, Non dite alla mamma che faccio la segretaria, storica collaboratrice di Schicchi per dieci anni; l’attrice Greta Scarano lo ha letto e me lo ha proposto. La storia mi ha appassionato molto tanto che ho pensato di trarne un film».

Come è stato lavorare con il cast e come sono stati scelti gli attori?

«I protagonisti sono stati scelti attraverso l’agenzia di casting di Sara Casani che è una delle persone con cui volevo collaborare da tempo. Siamo felicissime di tutto il cast, a partire da Barbara Ronchi al suo primo film da protagonista. Fabrizio Bentivoglio mi ha reso felice quando ha accettato la mia proposta anche perché ho scritto il ruolo di Guglielmo pensando a lui, e così Thony. Abbiamo realizzato molti provini, tanti a distanza perché sono stati fatti durante il periodo più duro del Covid. L’attrice straniera, la croata Tesa Litvan, è stata scelta ad esempio dopo un provino su Zoom dove ha dimostrato tutto il suo talento, anche nell’imparare in pochissimo tempo l’italiano. Il casting è stato libero; non siamo stati condizionati da Groenlandia e Rai Cinema che ci hanno supportato anche nella scelta di diversi esordienti. Abbiamo avuto una libertà non scontata. Il film ha avuto un bel percorso nei cinema, ha vinto tanti premi e ora speriamo nei David di Donatello». (credit foto P.Pesce)

Stefano Radice

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