Owen Suskind era un bambino americano come tanti altri: felice e spensierato cresceva  e giocava col fratello maggiore e con i genitori, come si vede nei video girati in famiglia. Ma intorno ai tre anni (erano i primi anni 90), cominciò a cambiare. Smise di parlare, di comunicare, le sue capacità motorie si ridussero. Quando i genitori lo portarono da medici e specialisti per capire cosa non andasse e come potesse tornare quello di prima, la risposta fu tanto drastica quanto tragica: Owen aveva tutti i sintomi dell’autismo, e nessuno era in grado di dire quale sarebbe stato il suo destino. Il mondo di Owen era diventato di colpo inaccessibile a tutti, e se c’era una chiave per entrarci, era impenetrabilmente nascosta. Unico momento di sollievo in giornate dolorose, vedere Owen che diventava calmo guardando in televisione i cartoni animati della Disney. Il Re Leone, la Sirenetta, Bambi, Biancaneve e così via. La sorpresa più grande però per la famiglia Suskind fu quando il piccolo Owen cominciò di colpo a ripetere alcune frasi dei film che guardava. Owen parlava! Iniziò così un lungo periodo nel quale i Suskind riuscirono a utilizzare l’interesse di Owen per cercare di strutturare una comunicazione.

Un lavoro lungo e difficile, che arriva ai nostri giorni, quando il documentario è stato girato. Owen a 23 anni e diplomato, va a vivere da solo in una comunità protetta, dove avrà un suo appartamento e un lavoro come tanti, occuparsi dell’accoglienza clienti in un cinema multiplex non lontano da casa. È Owen stesso che nel film parla della sua vita, dei suoi interessi, della passione per i cartoni animati di Disney che sono ancora oggi il riferimento della sua vita quotidiana. Owen, che grazie ai video ha imparato a anche a leggere, scrivere e disegnare, dimostra un particolare interesse per i personaggi comprimari delle storie, più che per l’eroe. Si sente affine a coloro che aiutano, più che a coloro che hanno doti particolari. Ha iniziato a disegnare storie nelle quali lui raccoglie e protegge questi personaggi dalle insidie del mondo e ha anche fondato un Disney Club dove vedere insieme ad altri giovani in difficoltà i film che più ama.

Life, animated è un documentario curioso (non fosse vera la storia si potrebbe pensare a una fiction pubblicitaria della Disney), candidato agli Oscar 2017, a tratti commovente, specie quando sono i familiari a parlare e a preoccuparsi del futuro di Owen; ma è ricco e vitale, come Owen, che non si tira indietro di fronte a ostacoli e delusioni (anche affettive). Certo che nei cartoons troverà un modo per affrontare anche i momenti peggiori.

Beppe Musicco