L’abbiamo fatta grossa (id.)
Italia 2016 – 110′
Genere: Commedia
Regia di: Carlo Verdone
Cast principale: Carlo Verdone, Antonio Albanese, Massimo Popolizio, Anna Kasyan
Tematiche: crisi, lavoro, famiglia, affetti
Target: sopra i 14 anni

Un investigatore privato e un attore in crisi finiscono nel bel mezzo di un intrigo.

Recensione

Fiacca commedia diretta e sceneggiata (assieme a Pasquale Plastino e Massimo Gaudioso) da Carlo Verdone, per chi scrive, grande talento, commediante di razza e autore di tante belle o bellissime pagine di cinema italiano: i film degli esordi all’inizio degli anni 80, poi Maledetto il giorno che ti ho incontrato, l’amaro Compagni di scuola e tutto sommato anche i due ultimi suoi bei film Posti in piedi in Paradiso e Sotto una buona stella. Regista altalenante e dalla tecnica non eccelsa: possiamo mettere in fila altrettanti mediocri film, sia nel passato “remoto” che in quello più recente. Compreso L’abbiamo fatta grossa che ha tanti difetti: una sceneggiatura e un ritmo che faticano sul piano comico sia per quanto riguarda la definizione dei protagonisti Verdone e Antonio Albanese, troppo simili nelle loro goffaggini, sia per la caratterizzazione minima dei subalterni (come Massimo Popolizio, sprecatissimo). Il problema maggiore è che i due, lì davanti, funzionano poco e male. Il problema è nel manico e non per il valore indiscusso dei due (anche se Albanese non sempre ha fatto bene al cinema).
Si inizia subito definendo i protagonisti: da un lato c’è Arturo, investigatore privato caduto in disgrazia e costretto a sbarcare il lunario recuperando gattini perduti dai vicini anziani. Dall’altro Yuri, un attore in crisi e con una famiglia sfasciata alle spalle. Verdone, sin da subito mette scopre le proprie carte: qui si ride (in teoria…) e si parla di crisi. Di lavoro che non c’è più, di mancanza di ispirazione, di famiglie che scoppiano. Di solitudine, insomma, con due uomini di mezza età e con la pancia che tirano a campare vivendo alla giornata e cercando di vincere le proprie nevrosi. I due si incontrano casualmente e dovranno affrontare il più classico degli equivoci: uno scambio di persona e un insieme di coincidenze che cacceranno i due in un brutto impiccio. Qui, come si diceva, la sceneggiatura scricchiola: le gag sono poco efficaci, manca un ritmo trascinante e tutto l’intreccio giallo e le storie sullo sfondo (prima fra tutti la vicenda famigliare di Albanese con la sua conclusione posticcia) lascia molto a desiderare. Così come appare raffazzonata se non grossolana una coda qualunquista e polemica, sulla scia – purtroppo – di tante commedie italiane recenti.

Simone Fortunato