Italian Gangsters (id.)
Italia, 2015 – 87′
Genere: Documentario, storico
Regia di: Renato De Maria
Cast principale: Andrea Di Casa, Francesco Sferrazza Papa, Sergio Romano
Tematiche: vita, violenza, banditismo
Target: da 18 anni

Le storie di alcuni banditi nell’Italia del Dopoguerra

Recensione

Ezio Barbieri, Paolo Casaroli, Pietro Cavallero, Luciano De Maria, Horst Fantazzini, Luciano Lutring. Nomi di persone che oggi ci dicono poco ma negli anni del Dopoguerra e fino a fine anni 60 incutevano molta paura perché erano i nomi di una serie di banditi, più o meno feroci. A loro e alla loro vita è dedicato il nuovo, interessante, film di Renato de Maria presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (nella sezione Orizzonti). Il film è costruito in modo molto particolare. Il volto ai banditi lo danno giovani attori che, su sfondo neutro, raccontano la vita di questi fuorilegge riprendendo spezzoni di interviste da loro stessi rilasciate a grandi firme del giornalismo nei decenni scorsi. De Maria, poi, completa il tutto con immagini di repertorio, cinegiornali dell’epoca, e spezzoni di film quali La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri e I vinti di Michelangelo Antonioni. Di ogni personaggio emerge la psicologia e il carattere distintivo; se ne racconta la parabola dalla miseria, alle rapine, fino al carcere.
Attraverso i loro racconti De Maria ricostruisce anche la storia dell’Italia di quegli anni, un’Italia che si avviava a vivere il boom economico dopo le distruzioni patite durante la Seconda Guerra Mondiale. Un’Italia che cambiava a velocità vertiginosa e che fa dire al milanese Ezio Barbieri, una volta uscito dal carcere, di non riconoscere più quella città che aveva fatto da sfondo alle sue rapine e che per diversi anni lo aveva temuto. Una storia fatta anche di redenzione e riscatto, come quello di Luciano Lutring che in prigione scopre di avere un vero talento per la pittura che gli darà soddisfazioni e da vivere una volta uscito di prigione. Senza dimenticare chi, come Paolo Casaroli, afferma però di sentirsi vivo solo se può fare una rapina. Un lavoro meritevole di essere visto, in cui magari non tutto è perfetto e in cui si rischia di subire il “sinistro” fascino di questi fuorilegge ma che fa capire un po’ di più la storia del nostro Paese. Peccato che il film non spieghi come poi si sia conclusa la vita di questi uomini, una volta pagato il prezzo con la giustizia.

Stefano Radice