Chi è quell’uomo che si dimena su una sedia a rotella prima di un “esame” decisivo per la sua vita? Si chiama Mateusz, ha trent’anni, e cerca disperatamente di convincere il mondo, nella fattispecie un’arcigna commissione di medici, che è in possesso di capacità mentali. Che è “normale”, insomma. Ma prima di questo esame, la storia fa un passo indietro, all’infanzia di Mateusz nella grigia Polonia degli anni 80: da piccolo gli venne riscontrata una grave paralisi cerebrale, poi malamente interpretata come ritardo mentale. I genitori fanno di tutto per stimolarlo, come possono. Il primo duro colpo alla vita di Mateusz è quando all’improvviso muore il padre, che gli lascia i due più grandi insegnamenti: non mollare mai e una frase ricorrente, «va tutto bene». E se il fratello e la sorella sono spesso imbarazzati da lui, la madre provvede al figlio finché può. Ma quando Mateusz diventa grande, lei decide a malincuore – non riuscendo più a curarlo da sola – di portarlo in un centro per disabili: decisione che crea una distanza tra loro. Nel centro, dove non riescono a capire che lui non è un malato di mente come gli altri, Mateusz si intristisce. Finché una giovane volontaria, che a lui sembra un angelo (e che pure ha i suoi limiti, con la sua immatura generosità), intuirà che in Mateusz c’è molto di più di quel che il mondo – che lo considera un vegetale – creda, trovando il sistema per aiutarlo a comunicare con gli altri.

Un piccolo, sorprendente film che viene dalla Polonia (dove ha vinto i principali premi nazionali), firmato da un regista cinquantenne sconosciuto nel nostro paese che trasforma una storia vera in un apologo a favore della vita e della tenacia umana. Mateusz sente e capisce tutto ma non ha gli strumenti per farsi capire: grugnisce, si contorce, cade e si fa male. Ma noi sentiamo i suoi pensieri, come voce fuori campo, all’insegna dell’ironia, dell’osservazione arguta e della voglia di vivere. Il film, suddiviso in capitoli, commuove e a tratti diverte, raccontando la vita di un ragazzo che lotta contro i pregiudizi e che ama le donne (con particolare passione per le forme prosperose…) e le stelle, eredità del rapporto con il padre, che lo spalancano a una dimensione misteriosa e affascinante. Straordinari i due attori chiamati a interpretare Mateusz: il piccolo esordiente Kamil Tkacz e il maturo ed emergente Dawid Ogrodnik (che ricorda il giovane Daniel Day-Lewis in Il mio piede sinistro), davvero convincente nel dare vita a un giovane uomo che non si arrende nella sua lotta per dimostrare la propria umanità. Sui titoli di coda vediamo Ogrodnik con il vero Mateusz: una scena che vale tutto il film.

Antonio Autieri