Insidious 3 – L’inizio (Insidious 3)
USA, 2015 – 97′
Genere: Horror
Regia di: Leigh Whannell
Cast principale: Stefanie Scott, Dermot Mulroney, Lin Shaye, Angus Sampson, Leigh Whannel
Tematiche: fantasmi, morte, lutto
Target: adulti

Qualche anno prima degli avvenimenti raccontati nel primo film, la sensitiva Elise accorre in aiuto di una ragazza che è perseguitata da una presenza misteriosa.

Recensione

Per il terzo capitolo di questa fortunata saga, James Wan lascia il timone allo sceneggiatore Leigh Whannel, all’esordio come regista (ma non manca un cameo di Wan, che del film è anche coproduttore).
Come sottolineato dal titolo italiano, non si tratta di un sequel, bensì di un prequel: la diciottenne Quinn si rivolge a Elise Rainier perché la aiuti a mettersi in contatto con la madre morta, di cui sente la mancanza. Il problema è che Quinn ha già tentato di evocare il fantasma per conto suo e, senza saperlo, al posto della madre ha “risvegliato” un’entità maligna… sarà naturalmente Elise a dover mettere a posto le cose.
Rispetto ai film precedenti, la qualità si abbassa. Sul piano narrativo, saltano all’occhio diversi spunti seminati nella prima parte e poi non approfonditi a sufficienza, o addirittura persi per strada. Soprattutto risulta poco convincente il nemico principale, un’entità che sembra caratterizzata unicamente dalle difficoltà respiratorie, ma di cui non si conosce l’origine, né sono chiari obiettivi e motivazioni.
Tra gli spunti interessanti, c’è la temporanea disabilità di Quinn, che la rende impotente durante gli attacchi del nemico; ma è un’idea che in questo contesto poteva generare molta più tensione (si veda Misery non deve morire).
La sola linea coinvolgente è quella relativa a Elise, bloccata dal trauma della scomparsa del marito e da una profezia di morte: le sue vicende personali ci portano a parteggiare per lei, e inoltre creano un legame (seppur un po’ forzato) con i film precedenti.
Come regista, Whannell cerca evidentemente di ricreare lo stile e le atmosfere di James Wan, ma nella maggioranza delle scene il potenziale spaventoso non è sfruttato a dovere, in particolare perché manca ritmo, un elemento che invece il regista australiano sa gestire molto bene.
Ricordiamo che Insidious 2 si legava al primo episodio a doppio filo, perché si trattava di un sequel ma allo stesso tempo tornava sugli avvenimenti già raccontati, fornendone una spiegazione logica. Una ricerca di coerenza e coesione che ha fatto fare alla saga un salto di qualità, ma che purtroppo non si riscontra nella scrittura di questo prequel (per questo motivo così debole). Comunque, i fan si rallegrino: si parla già di un quarto episodio.

Maria Triberti