Nel 2001 la città di Kabul è sotto il regime talebano, che nega alle donne qualsiasi diritto, tra cui la possibilità di avere un’educazione scolastica, di mostrare il volto in pubblico e di uscire di casa senza un accompagnatore maschile. La giovane Parvana ha 11 anni e cerca di sopravvivere vendendo piccoli oggetti al mercato insieme al padre, un maestro vecchio e infermo ma che non ha paura di insegnare alle sue figlie femmine a leggere, a scrivere e a raccontare storie. Quando il padre viene arrestato, Parvana, la sorella maggiore, il fratellino piccolo e la madre debole patiscono la fame. La ragazza, a rischio della vita, decide di travestirsi da uomo per prendersi cura di tutta la sua famiglia.

Distribuito in Italia in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, I racconti di Parvana – The Breadwinner film prodotto da Angelina Jolie – è stato candidato agli Oscar nel 2018 nela categoria animazione (la statuetta andò poi a Coco). La regia è di Nora Twomey, co-fondatrice della casa di produzione Cartoon Saloon e supervisore di progetti come La canzone del mare (2014), altro lungometraggio con una nomination agli Oscar. Il film di animazione della Twomey, in realtà, è qualcosa di più di un messaggio sui diritti delle donne, rappresentando una scommessa sui rapporti umani in un popolo profondamente spezzato da conflitti e ideologie.

Le vicende di una giovane donna che si finge un uomo per prendersi cura della famiglia non sono nuove: tra i film di animazione viene subito in mente il classico disneyano Mulan. Questa storia, però, non è mai stata così attuale come nella Kabul del 2001, sotto l’opprimente regime talebano. La violenza di quel mondo non viene nascosta, ma è anzi spiegata con delicatezza. Anche alcuni antagonisti sono sfaccettati: piccoli gesti tradiscono le persone che erano, prima di sposare un’ideologia bieca e insensata. Il film non ha paura di spiegare ingiustizie, sofferenze e ferite profonde anche a un pubblico più giovane, con un tono didascalico ma non per questo ingenuo o poco emozionante. Non per caso, nel rispetto degli spettatori più giovani, viene scelto il punto di vista di una bambina.

Certo, lo stile e il ritmo non sono facili: gesti e parole sono misurati, le scene spesso sono statiche. Ma rimane la potenza di immagini dove le cose belle e tenaci non sono annullate, tra fiori gialli che legano scenari di macerie, il significato poetico e dimenticato dei nomi di persona, oppure i piccoli tesori, le spezie e i colori che si nascondono nelle vie del mercato.

Nel corso delle sue avventure, Parvana racconta una storia di fantasia su un bambino che da solo, tra l’incredulità generale, osa cercare di sconfiggere un malvagio Elefante. Sono immagini colorate, quasi i pannelli di un teatrino, con frizzanti tocchi di comicità propri dei bambini che partecipano al racconto. È questa una delle parti più preziose del film: la favola è il lascito del padre, disposto a rischiare la libertà pur di insegnare alle figlie a coltivare la memoria del proprio passato, per non smettere di alzare la testa. I racconti di Parvana – The Breadwinner è soprattutto un racconto sul potere delle storie, sulla loro capacità di risvegliare barlumi di umanità anche quando la follia collettiva sembra annientarli.

Roberta Breda