Il piccolo TJ è un ragazzino dodicenne in grave difficoltà. Ha perso la madre in un incidente e suo padre, da allora, vegeta con sguardo spettrale sul divano di casa. Un giorno TJ rompe con un sasso il vetro di una baracca che crede abbandonata, ma che abbandonata non è: lì dentro vive Hesher, il più casinista e imprevedibile degli anarchici. Ed ora, non avendo più una casa, entra di prepotenza in quella di TJ, getta tutti i vestiti nella lavatrice e si butta sul divano a guardare programmi erotici in tv. A questo punto ci si aspetterebbe una chiamata alla polizia, una reazione del padre, il terrore dell’anziana nonna che vive con loro. Invece niente: anzi, tanto il padre quanto la nonna accettano la sua compagnia. E così quella famiglia verrà scortata in un turbine di follia che la porterà, inspiegabilmente, alla risoluzione del lutto. Tj, dal canto suo, si affezionerà ad una cassiera squattrinata, fino a quando Hesher travolgerà anche quel rapporto.,Non mancano le perplessità e alcuni aspetti di debolezza. Innanzitutto il registro utilizzato dagli sceneggiatori Susser, che è anche regista e produttore, e Michod, autore del bel Animal Kingdom: troppo sopra le righe e carico di inverosimiglianze palesi: macchine bruciate, giardini privati che vengono disintegrati, corse pazze per le strade, aggressioni gratuite a poveri innocenti, il tutto senza interventi della polizia e senza che venga attirata l’attenzione di nessun cittadino. In secondo luogo, una scrittura poco equilibrata: è apprezzabile il riserbo discreto con cui si racconta il lutto che colpisce padre e figlio così come ha una forte valenza simbolica il legame che unisce il ragazzino protagonista con la macchina ormai accartocciata della madre; non si ritrova la stessa sensibilità nella rappresentazione del personaggio di Nicole, la cassiera interpretata da Natalie Portman alle prese con un ruolo scritto male e privo di spessore, così come il personaggio della nonna la cui vicenda appare un po' troppo telefonata e prevedibile. Lo stesso Hesher è un personaggio irrisolto: ritratto della follia pura e dell’anarchia esasperata? Oppure una sorta di Mary Poppins nero e cupo il cui arrivo in casa procura senz'altro bei problemi ma provoca anche scossoni positivi come mostra un finale lieto nonostante la bizzarria della risoluzione della vicenda? Nonostante le buone intenzioni e il tentativo di un approccio originale a una classica storia centrata sull'elaborazione del lutto, sono tanti e troppi gli elementi di perplessità: davvero bastano un po’ di casino e tanta pazzia per riunire le persone? E un dolore grande come la scomparsa di una madre (e di una moglie) può davvero ricevere significato da una fuga da tutto e tutti? E può davvero essere paragonato alla perdita di un testicolo (una delle tante immagini di dubbio gusto evocate da Hesher)? ,Andrea Puglia