Henry Spencer vive nella sua stamberga, in preda ad allucinazioni. Durante una grottesca cena a casa dei suoceri, scopre di aver messo incinta la propria fidanzata, che a quel punto la suocera lo costringe a sposare. Il loro figlio si rivelerà una creatura mostruosa, un mutante senza nemmeno la pelle a proteggerlo dal mondo esterno, che non fa altro che urlare. La madre, schifata, lo abbandonerà, lasciando Henry solo a curarlo.

Eraserhead (1977) è il primo lungometraggio di David Lynch ed è anche uno dei suoi film più metafisici. Privo di una trama lineare, è un film che fa dell’immagine dissonante la propria forza, sorretto da un’ampia ricerca nei vari ambiti del visuale attuata da Lynch negli anni precedenti.

La sequenza iniziale è programmatica di quanto si vedrà. In essa vengono mostrate in sovraimpressione la testa di Henry – sdraiato sul fianco – e un piccolo pianeta roccioso, che a tratti viene mostrato in trasparenza dietro di essa, a tratti invece sembra uscire dalla fronte come un’escrescenza tumorale. Che cosa sia il pianeta di roccia, è un po’ la domanda del film. Potrebbe trattarsi del mondo compassato nella mente di Henry, dalla quale non può uscire se non sottoforma di mostro. Oppure potrebbe essere un ovulo, che è difficile trovi fecondazione in un ambiente così ostile. D’altronde, la metafora del concepimento (e delle sue complicanze) è un grande sottotesto del film. Quest’ultimo si apre con una sorta di enorme spermatozoo (o parassita) che esce dalla bocca di Henry e finisce in una pozzanghera, simbolo di una parola impossibilitata a generare.

Il pianeta roccioso, tuttavia, fa venire in mente anche le riflessioni di Freud circa la “roccia millenaria (roccia cresciuta) della castrazione”, in cui la castrazione va intesa come l’impossibilità da parte del linguaggio umano di circoscrivere il reale traumatico del corpo. E, a proposito del corpo reale che in ultimo sfugge alla simbolizzazione, la fotografia di Eraserhead è un grande omaggio alla pittura di Francis Bacon, artista di riferimento di Lynch. Allo stesso modo dei quadri di Bacon, i personaggi del film sembrano spesso essere dei “corpi senz’organi” (espressione di Deleuze). Primo fra tutti, in questo, il bambino-mostro: una bocca senza pelle e senza braccia.

L’unico rifugio da questa sparizione del soggetto è… la mente che cancella. In alcuni brevi attimi del film Henry si perde in una serie di rêverie, in cui fantastica di assistere allo spettacolino canoro di una donna dal volto deforme ma dalla voce angelica (caratteristiche comuni al protagonista di The Elephant Man). In una di queste sue fantasticherie egli addirittura perde letteralmente la testa con quest’ultima che gli cade per strada e, dopo essere stata raccolta da un ragazzino, viene usata da un fabbricante per estrarci delle gomme da matite.

Eraserhead è un film girato con un bassissimo budget (nei titoli di coda compaiono diversi parenti di Lynch). Le riprese, tra i sobborghi di Philadelphia, venivano eseguite solo quando c’erano i soldi: per questo a Lynch ci vollero cinque anni per completare l’opera.

Alessandro Radice