Sci-fi ad altezza di ragazzo tratta dal romanzo omonimo di Orson Scott Card e diretto dal Gavin Hood di Il suo nome è Tsotsi e X Men – Le origini: Wolverine. Il film si presenta come una fantascienza ben curata sotto il profilo degli effetti speciali, con una computer grafica di livello e un'azione fluida e piuttosto verosimile. La vicenda pare un mix di tante suggestioni della fantascienza letteraria e cinematografica: in un futuro lontano, infatti, la Terra è in guerra contro alieni organizzati come le formiche (da cui il nome: Formic), sconfitti in un tempo dal sacrificio di un eroe leggendario, Mazer Rackam ma tornati nuovamente alla carica. I ragazzi crescono così in un clima di sospetto che sconfina spesso nella paranoia e, soprattutto, sin da piccolissimi, vengono addestrati in vere e proprie scuole di guerra dove si simulano battaglie che ben presto diventeranno vere. In una di queste scuole viene scelto tra i tanti candidati un ragazzo, Ender Wiggin (impersonato dal bravo Asa Butterfield): sarà lui il possibile leader della riscossa degli umani contro i Formic. Film problematico: da un lato, sono molteplici le fonti di ispirazione. Dal “mitico” anche se decisamente sopravvalutato Wargames di cui si riprendono i combattimenti “a distanza” attraverso videogames più o meno verosimili a un'estetica minimale ma efficace che non può richiamare alla memoria il non riuscito Tron Legacy alla struttura, già vista in alcuni capitoli di Harry Potter e in Hunger Games, della prova di abilità tra ragazzi, fino all'inevitabile Star Wars anche per la presenza nel cast di un invecchiato Harrison Ford. Il risultato però non convince del tutto: la narrazione è squilibrata con una lunghissima parte preparatoria, fatta di simulazione e addestramento e una, minima, legata ai combattimenti veri e propri. Alla lunga, anche per una sceneggiatura che lavora in modo piatto su diversi personaggi (il peggiore di tutti, un Ben Kingsley versione “maori” davvero fuori contesto e fuori ruolo ma anche l'antagonista di Ender, il ruvido Bonzo) la vicenda appare ripetitiva. Non aiutano in questo senso le lunghe sequenze nel chiuso della stazione orbitante che ospita la “palestra” dei ragazzi, caratterizzate da troppi momenti dialogici e nemmeno aiutano le caratterizzazioni delle figure adulte: se sono appena accennate quelle dei genitori, più spazio hanno quelle dei due ufficiali d'addestramento dei giovani che però non incidono mai dal punto di vista drammaturgico: né l'ufficiale interpretato da Viola Davis, preoccupata dello stress psicologico e fisico sopportato con sempre maggior fatica da Ender e nemmeno il 'decisionista' Ford che, sulla carta, dovrebbe fare da maestro (Jedi?) più che essere semplice reclutatore. Il problema è che non scatta mai quel pathos e quella tensione drammatica necessaria per rendere il film più umano e meno “robotico”. È il difetto maggiore del film, quello di non essere riusciti a rendere appassionanti e vivide tematiche potenzialmente interessanti come il rifiuto e contemporaneamente la necessità di una guerra (tra l'altro una guerra attuale: Ender di fatto guida dei droni a distanza), l'urgenza di un eroe che possa salvare il mondo dal baratro, il valore dell'amicizia. ,Simone Fortunato,