Don’t Let the Sun è ambientato in un futuro indefinito in una città dove, a causa del riscaldamento globale, non si può più vivere di giorno ma di notte. Jonah è un giovane taciturno che, come tutti, si è adeguato ai cambiamenti. Lavora per un’agenzia che propone ai privati cittadini attori che allevino la loro solitudine e isolamento.  Un giorno riceve l’incarico di interpretare il padre della piccola Nika, una bambina sveglia e inquieta che inizialmente non lo accetta ma con la quale, alla fine, si instaura un rapporto…

Primo lungometraggio di finzione della regista svizzera Jacqueline Zhund, Don’t Let the Sun è un film distopico che affronta diverse tematiche. Dal cambiamento climatico ai mutamenti sociali, dalla solitudine al bisogno insopprimibile di rapporti umani. Il film ruota attorno alle interpretazioni del bravissimo Levan Gelbakhiani (Jonah), premiato al Locarno Film Festival, e dell’altrettanto brava Maria Pia Pepe (Nika); scena dopo scena tra loro nasce un rapporto di vicinanza ma è soprattutto la bambina a far cadere le sue barriere di diffidenza e ad avvicinarsi a Jonah. Interessante anche il percorso di quest’ultimo che simboleggia un’umanità sempre più rinchiusa in sé stessa e che patisce sempre di più la solitudine che la avvolge. Jonah si presta come attore a entrare nelle vite degli altri – un po’ come accade nel recente Rental Family – ma nella sua vita chi c’è? Con chi condivide veramente le giornate? Jonah rischia di cadere in un gorgo depressivo da cui, forse, solo la piccola Nika può salvarlo.

Jacqueline Zhund ha costruito un film delicato e ricco di sensibilità ma dal ritmo molto lento e dalla sceneggiatura rarefatta che può ricordare alcune atmosfere dei film di Michelangelo Antonioni. Don’t Let the Sun non è un film scontato; per certi versi è anche un’opera coraggiosa che chiede allo spettatore una certa predisposizione e impegno per entrare in una storia che descrive scenari purtroppo non così irreali. Una curiosità attorno al film: è stato girato quasi interamente a Milano nell’avvenieristico complesso residenziale Monte Amiata, non lontano dal più noto quartiere QT8.

Stefano Radice

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