Presentato in anteprima internazionale nella sezione principale del concorso del Festival di Cannes 2026, Amarga Navidad è un film che affronta il processo creativo, l’industria cinematografica e il rapporto tra vita e cinema; un terreno che Almodóvar ha già esplorato in passato in Dolor y gloria (2019), che allora vedeva Antonio Banderas nei panni di un regista in crisi creativa. L’impressione che si ricava dopo aver visto Amarga Navidad (Natale amaro), il ventiquattresimo film della carriera del regista spagnolo è che arrivato a 76 anni, Almodóvar si trovi in una fase di riflessione sulla sua vita e la sua attività cinematografica.

Qui, Raul (Leonardo Sbaraglia) sta scrivendo al computer la sua ultima sceneggiatura, appunto “Natale amaro”. Inizialmente, lo vediamo poco; seguiamo piuttosto i suoi personaggi e la sua storia. La protagonista di Raul è Elsa (Barbara Lennie), una regista di culto (lei stessa definisce il “culto” per i soli due film da lei realizzati, col fatto che siano stati due fiaschi, ma che piacciano comunque a un ristrettissimo pubblico) e che ora lavora girando spot pubblicitari. È alle prese con problemi di salute (soprattutto emicranie e crisi di panico), un blocco creativo e una vita personale turbolenta che include la sua amica Patricia (Vicky Luengo), la quale sospetta che il marito la tradisca. Le sue vicissitudini si fanno più intriganti man mano che Raul emerge con maggiore chiarezza, alle prese con la difficoltà di completare la sua sceneggiatura e, in una mossa avventata, traendo ispirazione dalla vita della sua assistente Monica (Aitana Sanchez-Gijon).

Uno scrittore ha il diritto di rubare spunti dalla vita reale dei sui conoscenti e amici? È la domanda centrale in Amarga Navidad e che, probabilmente, ha coinvolto anche Almodóvar.  Il film approfitta per lanciare frecciatine all’industria cinematografica, o a “una professione in via d’estinzione come la nostra”, come viene definita a un certo punto. Abbondano anche battute sulla qualità dei film su Netflix e sui festival cinematografici mediorientali. E non manca neanche una sana dose di autoironia: «È come se l’avessi già fatto», dice un personaggio, un’affermazione che potrebbe facilmente applicarsi ad Almodóvar e al modo in cui i registi ritornano ripetutamente su temi a loro confacenti.

Dal punto di vista estetico, sono presenti tutti i tratti distintivi di Almodóvar: interni degni delle riviste di architettura con splendidi arredi, una tavolozza di colori primari, abbigliamento di famose marche ostentato; quando Elsa parte per Lanzarote per scrivere, le riprese mentre prende il sole su una spiaggia di sabbia nera, sono uno spot perfetto. Non manca un richiamo alle opere più sessualmente esplicite dei primi anni del regista attraverso il compagno di Elsa, Bonifacio (Patrick Criado), un pompiere e spogliarellista soprannominato Beau.

A volte l’alternanza tra le narrazioni di Elsa e Raul non è semplice da seguire, poiché la struttura del film nel film richiede una certa attenzione ai particolari, come del resto avverte anche Raul in un acceso confronto con Monica: «Stai confondendo finzione e realtà». Ma in Amarga Navidad Almodóvar riesce ancora a farci coinvolgere per provare la sua smodata passione per le storie e per il cinema.

Beppe Musicco

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