Primi anni 80. Un giovane regista e videomaker, Michele Avantario, incontra il grande musicista e rivoluzionario nigeriano Fela Kuti e da quel momento dedica la sua vita alla realizzazione di un film interpretato dallo stesso Fela. Non ci riuscirà mai, ma scoprirà qualcosa di più importante per lui: una nuova idea di esistenza.
A tre anni da Safari, Njema (Buon viaggio), Daniele Vicari torna a realizzare un documentario e lo fa riprendendo, rielaborando e sistematizzando l’enorme quantità di materiale video realizzato tra gli anni 80 e 90 da Michele Avantario. Quella di Avantario per la figura di Fela Kuti, morto nel 1997, è una vera passione, quasi un’ossessione e il documentario la rende molto bene. Pugliese trapiantato a Roma, Michele Avantario si dimostra fin da subito molto attratto dalla musica afro e conosce in questo modo l’arte di Fela Kuti, inventore del genere afrobeat. Quando il comune di Roma, nel 1984, gli affida il compito di organizzare un concerto di Kuti, per Michele non è solo la realizzazione di un sogno ma anche l’occasione di conoscere direttamente questo autentico mito musicale; una figura carismatica e punto di riferimento politico per il popolo africano, non solo della Nigeria. Avantario – cui si deve anche il merito di aver importato in Italia la musica afrobeat – inizia ad accarezzare l’idea di realizzare un film su Kuti e per questo passa molto tempo a Lagos, nella comune in cui Kuti viveva con le sue 27 mogli, i figli, i musicisti. Un sogno destinato a rimanere tale perché Fela a un certo punto si oppone alla realizzazione del film, dal titolo provvisorio di Black President.
Il lavoro di Vicari, impegnativo e di non facilissima fruibilità, permette di approfondire la figura di Fela Kuti e soprattutto l’opportunità di conoscere Michele Avantario, le sue idee, i suoi sogni e le sue frustrazioni. Un uomo che ha conosciuto profondamente l’Africa, il suo spirito, e ne è stato profondamente segnato al di là del rapporto simbiotico con “il suo Dio vivente”. Sono molto significative le immagini girate a Lagos, che rendono bene l’idea della vita nella capitale nigeriana alla fine del secolo scorso, così come il racconto del funerale di Fela Kuti, che vide la partecipazione di due milioni di persone. Il documentario, che ha la voce narrante di Claudio Santamaria e che è stato realizzato grazie al supporto fondamentale di Renata, moglie di Michele, è dedicato proprio ad Avantario, morto poco più che cinquantenne nel 2003. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Stefano Radice
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