Paolo Graziosi, che se ne è andato l’1 febbraio scorso piegato dal Covid (dopo aver combattuto e sconfitto il cancro al termine di una lunga battaglia), è stato un grande attore di teatro, apprezzatissimo dalla critica e dagli addetti ai lavori. Ma anche il cinema e la tv lo utilizzavano parecchio. Nato a Rimini nel 1940, esordisce sul grande schermo agli inizi degli anni 60 in Gli arcangeli di Enzo Battaglia. Pur dedicandosi soprattutto al teatro, continuò a sempre a essere chiamato dai migliori autori: La Cina è vicina di Marco Bellocchio, Galileo di Liliana Cavani a fine anni 60, cui seguirono negli anni 70 film di registi come Luigi Comencini, Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, di nuovo Marco Bellocchio che lo stimava molto.

Negli ultimi anni aveva avuto, tardivamente, i suo ruoli migliori: dopo un piccolo ma intensissimo ruolo ne Il divo di Paolo Sorrentino (2008, interpretava Aldo Moro, chiuso nel covo de brigatisti), lo i ricorda per il conte zio Carlo Antici ne Il giovane favoloso di Mario Martone (2014), un meraviglioso meccanico romagnolo di Veloce come il vento di Matteo Rovere (2016), e poi Lasciati andare di Francesco Amato (2017), Pinocchio di Matteo Garrone (2019) in cui era Mastro Ciliegia, di recente  Il cattivo poeta di Gianluca Jodice (2020) e Tre piani di Nanni Moretti (2021) cui si aggiunge il Dante inedito di Pupi Avati. Mentre sul fronte tv, sono da segnalare le sue partecipazioni a Il commissario Montalbano e Chiara Lubich.

Antonio Autieri

Nella foto: Paolo Graziosi con Stefano Accorsi e Matilde De Angelis in Veloce come il vento di Matteo Rovere