Una donna promettente (scritto e diretto dall’attrice britannica Emerald Fennell, vista anche nella serie tv The Crown e premiata per il film con l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale) è un film che in modo intelligente sovverte le aspettative del pubblico di fronte a una vendetta nei casi di violenza sulle donne. L’abitudine a vedere la netta distinzione tra i buoni e i cattivi viene messa a dura prova dalla messa in scena della Fennell, che crea un film che riesce a essere al tempo stesso conflittuale e ammiccante, specie nel mostrare come la creatività di una donna emancipata riesca a fare a pezzi l’ego maschile. Il risultato è elegante e divertente, almeno tanto quanto è invece terrificante la sua rappresentazione delle relazioni uomo-donna.

Il film si apre con un gruppo di colletti bianchi (Adam Brody, Ray Nicholson e Sam Richardson) in un club, che osservano Cassie (Carey Mulligan, già ottima interprete in film come Non lasciarmi o Drive), una bionda trentenne in tailleur da ufficio che è seduta da sola al banco, apparentemente troppo ubriaca anche per chiamare un taxi. Il personaggio di Brody, interpretando la parte del buon samaritano caritatevole e relativamente sobrio, la porta a casa sua, dove sorprendentemente Cassie si riprende improvvisamente dal suo torpore proprio mentre l’uomo sta per violentarla, rimettendo all’istante a posto l’aspirante aggressore solo con l’essere cosciente e in grado di sostenere il suo sguardo.

La tesi dell’autrice sembra essere che tali uomini possano essere resi impotenti (nei molteplici sensi della parola) semplicemente dal riconoscimento forzato che c’è effettivamente qualcuno dietro lo sguardo istupidito delle loro vittime. Così la storia continua con Cassie che la sera esce regolarmente per sorprendere un uomo diverso nella stessa situazione, registrando le sue “conquiste” in un taccuino. Dando per buono che tutti questi potenziali violentatori possano così facilmente tornare innocui per la vergogna, la trama del film offre una sorta di “uscita di sicurezza” che salva Cassie da ogni situazione. Ma questo ha consentito alla Fennell di spargere un po’ di umorismo attorno alle missioni punitive di Cassie, in modo da mitigare l’orrore che altrimenti potrebbe suscitare in un pubblico posto di fronte a un gioco così pericoloso.

Da notare come il casting del film non si vergogni a mostrare gli stereotipi dell’ego maschile della cultura pop: gli uomini che Cassie incontra sono tutti esempi iconici di una mascolinità falsamente innocente e giocosa (e come non pensare – noi italiani – al caso di un noto personaggio della politica e dello spettacolo intento a giustificare il proprio figlio sotto accusa proprio con la scusa del gioco…).

L’incontro col vecchio compagno di studi Ryan (Bo Burnham) riporta la protagonista all’evento traumatico subìto durante la permanenza (poi interrotta) alla facoltà di Medicina: mentre le persone del suo vecchio corso di studi iniziano a ricomparire nella sua vita, Cassie costruisce il suo grande piano di vendetta. Quando Ryan inavvertitamente ironizza sul fatto che Cassie abbia mollato Medicina per finire a fare la barista e quindi si sforza di farsi perdonare, di colpo Una donna promettente assume l’aspetto di una commedia romantica.

Ma la svolta del finale è totale e inaspettata, e dimostra che se la Fennell potrebbe eccellere nella commedia screwball più classica, le scene in cui la protagonista intrappola la sua preda per avere finalmente la sua vendetta (con un finale a sorpresa che ovviamente non possiamo svelare) provano l’abilità del regista nel creare una sorta di horror postmoderno che non ha bisogno neanche del sangue. La storia di una donna che porta un fardello insopportabile è il tema di un film indubbiamente amaro, ma non disperato; carico di rabbia ma certamente non privo di umorismo.

Beppe Musicco