Due recensioni – una critica e un’altra positiva – sul premiato ma controverso film del regista greco Yorgos Lanthimos, ormai “adottato” in Gran Bretagna.

Povere creature! è adattato da Tony McNamara dal romanzo Poor Things di Alasdair Gray, ispirato al Frankenstein di Mary Shelley e al suo interrogarsi da una parte sulla repressione del periodo vittoriano, e dall’altra sulla ricerca dell’emulazione del potere creatore divino. E nel bene e nel male, la consapevolezza di Yorgos Lanthimos di quell’ispirazione permea il film di una ricercata ironia, attraverso la sua propensione per l’assurdità.

La creatura al centro di questo film, Bella Baxter (Emma Stone), è una giovane donna riportata in vita dal dottor Godwin Baxter (Wilem Dafoe), che lei chiama Dio. Bella è definita dal suo strano parlare da bambina (in quanto possiede il cervello di una bambina), dalla libido vorace e dalla curiosità sconfinata per il mondo. Mescola il linguaggio infantile con una terminologia complessa, non ha paura di nulla e usa la parola e lo stoicismo come armi.

Lanthimos è un regista che usa abilmente stranezza e surrealtà, e il modo in cui queste qualità si scontrano con aspetti imbarazzanti della natura umana e il modo in cui vengono manipolate dagli altri è diventato una componente fondamentale della sua filmografia. Per questo Povere creature è realizzato attraverso un mondo vittoriano-steampunk definito dai suoi colori sgargianti e dall’architettura bizzarra, e che a volte è presentato in bianco e nero e attraverso una lente “fish-eye” che ingrandisce e deforma il campo visivo. Povere creature! abbonda di sputi, imprecazioni incongrue e pezzi di comicità “slapstick”, quali un pollo con la testa di un cane, il dottor Goodwin che rutta bolle lucenti e volgarità sessuali varie di Bella giocate su doppi sensi digestivi. Nelle intenzioni del regista, Bella dovrebbe apparire prima come giullare, poi come base emotiva su cui è costruito l’intero film. Il film inquadra Bella come un personaggio che si interroga mentre viaggia da Londra a Lisbona a Parigi, con il “mondo reale” che cerca di smorzare il suo entusiasmo per la sua crescente comprensione di tutto ciò che la circonda. Harry Astley (Jarrod Carmichael) e Martha von Kurtzroc (Hanna Schygulla) compaiono come compagni di crociera discutendo se l’umanità sia semplicemente malvagia e crudele o no, mentre la coscienza e la capacità di provare sentimenti di Bella diventano più complesse e intricate. Astley le mostra la disperazione della vita quotidiana dei miserabili durante una delle soste al porto della crociera e lei è portata alle lacrime, incerta su cosa fare e su come risolvere i mali della società. Ma mentre si suppone che la prospettiva di Bella sulla vita diventi sempre più profonda, le parti che dovrebbero arricchire maggiormente il suo punto di vista mancano totalmente di gravità e della comprensione della capacità umana di scegliere il male. Quando il partner di avventure, un lascivo avvocato di nome Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), cerca di manipolarla e abusare emotivamente di lei, la sua reazione è inconsistente. Anche l’accettazione di prostituirsi in un bordello di Parigi è totalmente scevra da riflessioni sullo sfruttamento, se non con un ridicolo richiamo al socialismo.

Povere creature! è un film avventuroso e fantasioso, che vorrebbe con ingegnosità scavare nella tensione tra la capacità delle persone di fare il bene e il male e il modo in cui questa viene codificata all’interno della società. Ma dato che si basa quasi interamente sulla commedia, con poco vero pathos, fa sì che tutto scivoli verso il sesso e la masturbazione cui Bella piace indulgere, mentre a tutto lo slancio umanitario della crescita della protagonista resta ben poco. Ci sono poche scene di vera serietà, in cui la posta in gioco per Bella sembra davvero importante. Alla fine che prevale è sempre il cinismo e la ben nota voglia di Lanthimos di nauseare il pubblico.

Beppe Musicco

Povere creature! è, a parere di chi scrive, il film dell’anno. Ha vinto il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, dove ha messo d’accordo più o meno tutti, poi i Golden Globe come miglior commedia e migliore attrice a Emma Stone, e di sicuro non rimarrà a bocca asciutta all’imminente Notte degli Oscar (ha ricevuto 11 candidature).  Si tratta della nuova fatica della premiata coppia Emma Stone (attrice/produttrice) e Yorgos Lanthimos (regista/sceneggiatore) a cinque anni dal buon successo de La favorita.

Tratto dal romanzo omonimo degli anni 90 del leggendario autore inglese Alasdair Gray, è un racconto di formazione ottocentesco erotico-sentimentale, ma in un contesto fantastico e steampunk. È la storia di Bella (Emma Stone), una donna creata in laboratorio da un classico scienziato pazzo (Willem Dafoe) in una Londra di fine ‘800, che scappa di casa e viaggia in un giro attraverso l’Europa, per conoscere il mondo, conoscere sé stessa, la propria femminilità e prendendo consapevolezza del ruolo sociale della donna. Questo Ritratto di signora che incontra Frankenstein è un film che funziona a ogni livello: funziona come spettacolo e intrattenimento, funziona sul piano “politico” e riesce ad avere una visione ben precisa sull’uomo.

Il film innanzitutto abbaglia dal punto di vista visivo, grazie alla lussureggiante cornice scenografica steampunk, alle città re-immaginate, le navi impossibili, i treni volanti, e grazie ai costumi da bambolotti, in un mondo non lontano da quelli che un tempo ci raccontava il francese Jean-Pierre Jeunet (Delicatessen, La città perduta). Il tutto condito da un lavoro registico del greco (ormai cittadino di Hollywood) Yorgos Lanthimos, fatto di eccessi formalistici da cinema arthouse (bianco e nero, fish-eye estremi, capitoli…) usati come pepe stilistico per una grande produzione pop. Perché il film risulta appassionante e insospettabilmente molto divertente. La sceneggiatura è immersa in un surrealismo grottesco pienamente enfatizzato da attori in stato di grazia, dove Mark Ruffalo (altrove Hulk per gli Avengers vari) su tutti regala probabilmente la sua migliore interpretazione. Quindi si ride (e molto anche), spesso a denti stretti, perché il nucleo della risata è molto drammatico.

Questo nucleo duro è il tema “politico”. Il film parla in modo chiaro dell’emancipazione della donna, attraverso la scoperta e l’appropriazione del corpo. Un corpo estraneo, creato da uomini e posseduto da uomini, che pian piano si scopre e prende una sua autonomia che è espressione di desiderio di libertà. È la storia di Frankenstein in fondo, piegata al femminile per raccontare di quel ruolo del femminile nella società contemporanea che è uno dei grandi temi del presente e del recente anno cinematografico. Al femminismo didattico e iperpop di Greta Gerwig, o al femminismo democratico e vintage della Cortellesi, si oppone questo femminismo carnale, viscerale e identitario. È un film che parla della scoperta della propria identità, attraverso la scoperta del corpo, del movimento, del cibo e, soprattutto, di quella sessualità esplicitamente negata in Barbie (dove nessuno ha organi genitali) o miseramente autocensurata da C’è ancora domani. Povere creature! è un film di carne e sangue, completamente incarnato (appunto) da Emma Stone, che recita con ogni organo del suo corpo completamente a disposizione della scena.

In questo discorso politico, sviluppato in modo affascinante e spiazzante, emerge una tenerezza di sguardo assolutamente inedita per il cinema “della crudeltà” di Yorgos Lanthimos. Forse questo è l’aspetto più spiazzante: come in tutto il racconto, per quanto fantastico, grottesco e anche estremo, emerga un dolce affetto verso tutti i personaggi e verso questa umanità composta in fondo da nient’altro che povere creature.

Riccardo Copreni

Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema

Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema

Clicca qui per iscriverti al nostro canale YouTube