Tre episodi per il terzo film dedicato alle “istruzioni” sull’amore di Giovanni Veronesi. Introdotto e accompagnato dalle riflessioni, retoriche e vacue, di un improbabile tassista-cupido (il povero Emanuele Propizio, che si rivelò giovanissimo in Mio fratello è figlio unico, film dopo film sta disperdendo il suo talento), Manuale d'amore 3 snocciola stancamente tre storie raffazzonate e senza verve. Nella prima (dedicata alla giovinezza) Riccardo Scamarcio è un giovane avvocato che, alla vigilia delle nozze con la bella fidanzata (la brava e luminosa Valeria Solarino, unico sprazzo di vera bellezza del film), si deve recare in Toscana per convincere due contadini a lasciare il proprio podere al centro di una speculazione. Si troverà coinvolto dagli scherzi di simpatici (insomma…) paesani nella ridente Castiglione della Pescaia, ma soprattutto concupito da una bionda vamp disinibita (Laura Chiatti, al suo peggio e ficcata a forza nella storia). Scamarcio in genere se la cava con mestiere, ma stavolta ha un ruolo di una debolezza notevole; nel giro di due minuti è già un grande amico degli sfaccendati del paese (tra cui il vignettista Vauro, superfluo), con la Chiatti cede senza lottare, poi torna dalla fidanzata come se nulla fosse o quasi. E il suo episodio, che cambia tono di continuo – dal romantico alla farsa al patetico – si dimentica in fretta. Meglio il secondo (quello sulla maturità), grazie a un Carlo Verdone divertente ma come sempre sopra le righe e costretto (non suo malgrado, visto che si presta anche nei suoi film) a gag di grana grossa. Ma almeno qualche volta si ride o sorride, grazie anche a una Donatella Finocchiaro per una volta in una parte di commedia; il suo personaggio, di pazza e ninfomane che induce in tentazione e poi perseguita un “mezzobusto” di tg nazionale, non è il massimo della finezza. E tutto sa di già visto nel curriculum verdoniano. Ma in questo Manuale d’amore 3 – inferiore al primo “capitolo”, che aveva una sua tenerezza, ma anche al secondo che pure era a tratti molto grossolano – finirà per essere la vetta, soprattutto quando c’è il passaggio di testimone con l’ultimo episodio, e un inviperito Verdone si scontra con un affranto Robert De Niro (sì, proprio lui…). Che in un italiano stentato ma professionale interpreta un professore americano in pensione, che passa la sua vecchiaia (“oltre” la chiama pudicamente il titolo dell’episodio) a Roma, tra ricordi del passato e l’amicizia con il portiere dello stabile (Michele Placido nel consueto ruolo del meridionale ignorante ma simpatico). Si spera all’inizio che quel professore gentile e malinconico sia un tratto di eleganza del film. Ma purtroppo non è così: quando irrompe la figlia del portiere, la bella e ormai stagionata Monica Bellucci (molto più incisiva nel precedente Manuale d’amore, e mai così a disagio con la dizione…) inizia presto una storia d’amore che dovrebbe lasciarci un delicato sentimento sulle seconde occasioni della vita. In realtà ci rimane l’amaro in bocca nel vedere un grande del cinema ridursi a macchietta, con uno spogliarello imbarazzante (che triste vederlo saltellare in mutande sul balcone….) e un feeling inesistente con la presunta partner. Veronesi, già sceneggiatore sarcastico e pungente con Nuti e Pieraccioni e poi regista di ambizioni sempre più velleitarie, vorrebbe forse dire qualcosa di serio ma non gli riesce proprio. E le sue considerazioni, messe in bocca al giovane Cupido e o al maturo americano innamorato (“il cuore non va mai in pensione”, “la vita non è quella che vivi ma che vivrai”…), sembrano uscire dai biglietti dei Baci Perugina. Stranamente assenti tra i numerosi marchi che hanno contribuito al film grazie al product placement.,Antonio Autieri,