Cosa succede se durante una serata di una coppia clandestina in un albergo, uno dei due cade e muore? Urge l’intervento di uno specialista che sappia cosa fare nel modo più efficiente e veloce possibile, senza lasciare traccia.

La situazione umoristica tra i personaggi di George Clooney e Brad Pitt, due professionisti che si ritrovano assunti per lo stesso lavoro, sembra l’unica cosa che tiene insieme il film, presentato fuori concorso a Venezia 2024. Scena dopo scena, gli uomini cercano di far valere la supremazia l’uno sull’altro, in una gara di moine che però invecchia in fretta. E quando non si prendono in giro, se ne stanno lì in piedi a rimuginare. Margaret (Amy Ryan), un potente procuratore distrettuale che si candida per la rielezione in una campagna incentrata sulla dura lotta alla criminalità, ha bisogno di qualcuno che pulisca la morte accidentale di un giovane, apparentemente un escort, nella sua stanza d’albergo a Manhattan. Con la camicetta macchiata di sangue e il telefono coperto di pezzi di vetro, chiama nervosamente un professionista che le è stato detto essere il migliore, e apparentemente l’unico, nel settore. Pochi minuti dopo, si presenta Clooney, identificato solo come “l’uomo di Margaret” nei titoli di coda. Ma non sono passati nemmeno cinque minuti dal suo lavoro che un altro faccendiere, “l’uomo di Pam” (Pitt), arriva sulla scena, su ordine del direttore dell’hotel.

Non che manchino scene d’azione e momenti comici, ma la “deferenza” del film al potere di star come Clooney e Pitt si rivela però debilitante per il film. I dialoghi sembrano sempre essere stati specificamente adattati agli attori piuttosto che ai loro personaggi, con frequenti digressioni comiche basate sul massaggio dell’ego maschile dei due. Non diventa mai del tutto chiaro perché i due protagonisti si detestino così tanto, e tuttavia è quel reciproco disprezzo su cui il regista fa affidamento per alimentare l’azione. Non che sia sbagliato presumere che ci faccia piacere nel guardare due persone incredibilmente “cool” che si incontrano per più di 100 minuti, in particolare due attori che sembrano indissolubilmente legati allo spirito culturale del tempo grazie al loro lavoro nei film della saga Ocean’s . Si vorrebbe che anche Wolfs fosse così naturalmente “cool” come quello dell’originale di Steven Soderbergh, ma al contrario, il film di Watts (visibile su Apple+) assomiglia più a una pubblicità estesa per Clooney e Pitt come marchi di caffè.

Beppe Musicco

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