Il personaggio di SpongeBob Squarepants, a venticinque anni dalla sua comparsa in televisione, può ormai contare su di una fedele base di sostenitori (a quelli ormai cresciuti se ne aggiungono sempre di nuovi), grazie soprattutto al mix vincente di allegra ingenuità e ottimismo ai limiti dell’assurdo del suo protagonista. Spongebob: un’avventura da pirati di Derek Drymon vede il personaggio tornare sul grande schermo con l’ingegnosità visiva di sceneggiatori e animatori, un certo surrealismo e l’impiego di insensate situazioni non prive di freschezza e originalità.
Con personaggi amati come Sandy e Plankton relegati a cameo, SpongeBob, Patrick, Gary, Mr. Krabs e Squiddi hanno il compito di tenere in piedi la vicenda; mentre il film si sposta da Bikini Bottom agli inferi, ci viene offerto un ambiente splendidamente progettato e visivamente coinvolgente, pieno di creature stravaganti e grottesche. È laggiù che risiede il pirata fantasma e storico nemico di SpongeBob, l’Olandese Volante (in originale nientemeno che Mark Hamill), che ha trovato in SpongeBob il gonzo perfetto per il suo piano malvagio.
Mescolando la resa tridimensionale del mondo e dei personaggi di SpongeBob SquarePants, il film di Drymon prosegue nel filone della serie, che prevede l’utilizzo di vari stili di animazione come spunto per le battute. E che si tratti della varietà di esilaranti rappresentazioni dei sederi di SpongeBob e Patrick, o dei mattoni che escono dalle loro braghe o della visione apocalittica che il nostro eroe in pantaloni quadrati ha delle montagne russe giganti che non vede l’ora di provare, è chiaro che i creatori stanno cercando di spingere l’animazione oltre i limiti stabiliti dagli episodi televisivi, ma anche dei precedenti film. Naturalmente la storia è costellata di quel bizzarro senso dello humour che i fan della serie si aspettano e anche il punto focale della trama è piuttosto divertente, con SpongeBob che ha appena raggiunto l’altezza necessaria per poter salire sulle montagne russe ma, dopo essersi tirato indietro, rimane determinato a dimostrare a Patrick e Mr. Krabs di essere davvero un “ragazzone” (che diventerà il tormentone di tutto il film). Non sorprende quindi che, più SpongeBob insiste di essere davvero un ragazzone, più il film trova nuove situazioni pericolose in cui cacciare lui e Patrick, soprattutto mentre si fanno strada attraverso la Baia delle Sfide, una montagna di prove in stile videoludico che SpongeBob deve affrontare per dimostrare il suo coraggio. E anche se il ritmo incalzante e le battute a raffica del film dovessero esaurirsi un po’ con il prolungarsi della permanenza negli inferi, Spongebob: un’avventura da pirati è comunque sufficientemente affascinante, vivace e ridicolo da dimostrare che dopo venticinque anni di Spongebob, non ci siamo ancora stancati di lui.
Beppe Musicco
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