Che fare se l’unico figlio maschio da sempre preferisce abiti e giochi “da femmina”? Per Lucio, brillante conduttore di una trasmissione radiofonica di successo, e per la sua bella moglie Elena, che gestisce un negozio di antiquariato lasciato dai genitori, non è un problema: loro sono di idee progressiste; anzi, sono l’epicentro di una bella famiglia allargata, che conta anche la prima moglie e la figlia adolescente di Lucio, con cui Elena ha ottimi rapporti. Però il patto con Blu – così hanno chiamato il figlio alla nascita – è che abiti e giochi femminili siano circoscritti alla dimensione familiare. A casa, insomma. Perché “fuori” il mondo è duro, se non addirittura cattivo, e loro vogliono proteggere il figlio. Soprattutto Lucio, che ha avuto un padre anaffettivo e inizia a pensare che il suo amico Stefano, direttore della radio di idee decisamente “sovraniste” e spesso insopportabile nelle sue uscite “retrograde”, qualche ragione ce l’abbia (anche se a vedere come è finito il suo matrimonio e come stia venendo su il figlio non si direbbe). Mentre Elena, sempre un po’ insicura ed emotivamente dipendente del marito, vorrebbe che Blu, che ormai ha 9 anni, fosse sé stesso, felice e libero, e non “compresso” come ormai inizia a sentirsi a scuola o alle feste di compleanno. La scintilla che fa divampare l’incendio è una recita scolastica con i personaggi delle fiabe, in cui il bambino vorrebbe interpretare il suo personaggio preferito: la Sirenetta. Cos’è meglio: assecondarlo o proteggerlo? Per capire meglio cosa fare, Elena “costringe” Lucio a unirsi a un gruppo molto eterogeneo di coppie di “Genitori Unicorni”, che hanno figli che vivono un conflitto con il sesso con cui sono nati, guidato da una psicologa moderna e accogliente. Ci sono diverse tipologie: dalla versione soft della “varianza di genere”, con fasi di semplice esplorazione curiosa (come quella di Blu?), alla disforia che porta disagi e sofferenze. Ma per Lucio solo partecipare a questi incontri significa creare un problema dove non c’è: prima o poi questa fase passerà. O è lui che non vuole accettare suo figlio? Non avrà ragione la moglie, che lo vuole semplicemente amare per quello che è?

Valentina Lodovini e ancor più Edoardo Pesce sono molto bravi e credibili nel ruolo dei genitori di Blu. Ma tutto il cast è ben diretto dalla regista / attrice Michela Andreozzi, che si ritaglia il ruolo della psicologa: in particolare, oltre al piccolo Daniele Scardini, sono davvero in forma Donatella Finocchiaro e Lino Musella, nei panni dell’ex moglie e dell’amico direttore contrario alla cultura “woke” (e solo la sua bravura permette di sopportare la macchiettizzazione del personaggio), oltre alla sempre convincente Thony in un piccolo ruolo e a una strepitosa Paola Tiziana Cruciani nel gustoso cameo della preside alle soglie della pensione.

Unicorni, realizzato on il supporto dell’associazione GenderLens (cui è dedicato insieme alle “famiglie arcobaleno”), è una commedia briosa e ritmata, che si segue bene; forse più da piattaforma che da sala cinematografica (come si evince dall’uscita estiva a luglio inoltrato, pur se a ridosso del debutto come film di apertura al Giffoni Film Festival 2025). Il meccanismo è un po’ alla Indovina chi viene a cena, laddove una coppia di idee progressiste si trova il “problema” – che non vogliono appunto trattare come tale – che in una diretta alla radio o in una cena tra amici sarebbe trattato in un modo “aperto”, ma nella propria famiglia è un altro paio di maniche. Ma solo i dubbi di Lucio vengono esposti in modo onesto, almeno fino alle prevedibili e retoriche svolte finali, in cui si pigia il facile pedale del sentimentalismo.

Quello che convince molto meno è soprattutto la banalizzazione del tema, che pure è presente nella società, e la rappresentazione in modo manicheo di chi – in modo sempre goffo o parziale: dal weekend al campo avventura per “fare i maschi” insieme ai padri ai dinieghi punitivi – non nega sempre e comunque l’accettazione di chi si è alla nascita: se si continua a ripetere che l’importante è essere sé stessi, è davvero curioso che il dato oggettivo di partenza di chi si è geneticamente venga sempre sottostimato. E che i dubbi dei genitori di fronte a certe prese di posizione di un figlio non portino a cercare di capire a quali cause si debbano ricondurre. Vero è che la società in questo momento storico propone sempre più solo risposte come questa degli Unicorni. O meglio, così fa pensare questo film. Altre risposte, che pure ci sono, verrebbero bollate come retrograde. Ma se Lucio ed Elena devono «riconsiderare la loro apertura mentale e intraprendere un percorso di consapevolezza e accettazione», come recita la sinossi ufficiale, forse una vera consapevolezza e accettazione potrebbe nascere trovando compagni di strada più realisti e meno ideologici della psicologa interpretata dalla regista.

Antonio Autieri

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