Dopo gli eventi di No Way Home, Peter Parker è rimasto completamente solo. Nessuno ricorda più chi sia: non gli amici, non la fidanzata MJ, nemmeno l’amico del cuore Ned. Costretto a ricominciare da zero, cerca di costruirsi una nuova vita tra un modesto appartamento e le consuete acrobazie nei cieli di New York collaborando esplicitamente con la polizia. Ma una nuova minaccia, capace di insinuarsi nella mente delle persone e di trasformare chiunque in un nemico, mette nuovamente alla prova il giovane supereroe, mentre il suo stesso corpo sembra iniziare a cambiare.

Con Spider-Man: Brand New Day i Marvel Studios compiono una scelta tanto coraggiosa quanto obbligata: riportare Peter Parker alla casella di partenza, ma senza zia May ormai persa nell’episodio precedente (chi non ha visto l’intera trilogia e soprattutto il terzo film della nuova serie dell’Uomo Ragno si raccapezza poco). Più che il destino del mondo il cuore del film è inizialmente solo un ragazzo rimasto solo, che deve imparare a convivere con il proprio dolore per tale perdita e per quella degli affetti di coetanei con cui poteva condividere tutto; un doppio dolore che rischiano di schiantarlo. È proprio questa dimensione intima a rappresentare il punto di forza del film, che poi nella seconda parte potrà trovare connessioni con altri personaggi. Ma sulla trama ci fermiamo qui, essendoci tanti colpi di scena che è giusto scoprire da soli.

Tom Holland, in continua crescita (in contemporanea lo abbiamo visto come Telemaco nell’Odissea di Nolan, ma ha anche annunciato che sarà Fred Astaire in un film biografico sfruttando la sua formazione giovanile da ballerino), offre probabilmente la sua interpretazione più matura grazie anche allo spessore maggiore del personaggio. Il suo Peter conserva la goffaggine, l’autoironia e l’umanità che lo hanno reso uno dei supereroi più amati del Marvel Cinematic Universe, ma lascia emergere anche sentimenti come la tristezza e la malinconia; molto belle le scene in cui sbircia il profilo social di Ned per vedere che vita fanno lui e MJ, ignari del passato. Come anche i numerosi tentativi di svelare la verità, a voce o con una lettera che spiega tutto ma che non ha il coraggio di consegnare a MJ. Ma sono sentimenti che costruiscono appunto un’identità di Peter più adulta, da giovane uomo e non più ragazzo; e in fondo i suoi amici si sono laureati. Inevitabile che ogni sua azione ne risenta. E anche lo sguardo su altri personaggi, compresi il violento ma simpatico Frank / The Punisher che gli deve un favore…

Il regista Destin Daniel Cretton, che subentra a Jon Watts regista dei primi tre film con Tom Holland, conferma quanto di buono aveva già mostrato con Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli. La sua regia è vertiginosa e spettacolare ma anche “fisica”, fa quasi sentire la leggerezza di Spider-Man con le sue incredibili evoluzioni tra i grattacieli ma anche i colpi che riceve quando le cose si mettono male o perde temporaneamente i suoi poteri. Alcune lunghe sequenze d’azione, soprattutto nella parte finale, sono tra le migliori viste negli ultimi anni in un film Marvel; peraltro, i quattro film di Spider-Man con Tom Holland ci sembrano le uniche cose memorabili da Avengers: Endgame in poi.

Anche la sceneggiatura – scritta da Chris McKenna, Justin Kuritzkes ed Erik Sommers – riesce, sostanzialmente, a mantenere un buon equilibrio tra spettacolo e riflessione. Il nuovo antagonista introduce una dimensione psicologica notevole, giocata sul tema della perdita del controllo e della manipolazione della mente, mentre i conflitti che sperimenta Peter – Spider-Man deve sacrificarsi, anche se questo spezza il cuore a Peter Parker –    arrivano allo spettatore con semplicità e verità. Sono elementi che arricchiscono il racconto senza appesantirlo, lasciando spazio anche ai momenti più leggeri e all’umorismo che da sempre caratterizza il personaggio.

Funzionano bene anche i comprimari. Pur con uno spazio limitato, Zendaya (anche lei nel recente Odissea, non ha però lasciato il segno) ha un ruolo decisivo: i pochi incontri tra MJ e Peter bastano a ricordare ciò che è andato perduto e ciò che forse potrebbe ancora essere recuperato (e che tra i due interpreti la chimica sia sempre stata fortissima è stata pure suggellato dal recente matrimonio). Pur vedendosi poco, Jacob Batalon strappa sempre qualche risata nel ruolo di Ned (diventato fan di Spider-Man, il che diverte e intenerisce Peter). Ottimo l’inserimento di  Frank Castle, interpretato da Jon Bernthal, come spalla non solo delle scene action ma soprattutto di scambi comici che funzionano. E ci sono anche un paio di personaggi del mondo Avengers, come la Yelena Belova Vedova Nera / Florence Pugh e Bruce Banner / Mark Ruffalo, che contribuiscono ad ampliare il racconto senza oscurare il protagonista. A malincuore non citiamo chi interpreta il personaggio misterioso: una rivelazione – sia il personaggio che l’interprete – che fanno operare un ulteriore salto di qualità al film.

Qualche limite, naturalmente, rimane. I personaggi sono numerosi e alcune sottotrame avrebbero meritato maggiore spazio, soprattutto quelle legate ai rapporti personali di Peter. Anche la durata, superiore alle due ore e venti minuti, risente a tratti dell’esigenza di tenere insieme molti fili narrativi. Tuttavia il ritmo rimane sostenuto e il film evita quasi sempre la sensazione di dispersione che aveva caratterizzato altri capitoli recenti dell’universo Marvel. Il merito è quello di non perdere il cuore narrativo della saga: prima ancora che un supereroe, Peter / Spider-Man è un ragazzo fragile che cerca il proprio posto nel mondo e continua a scegliere, ogni giorno, di mettere i propri talenti al servizio degli altri. È questa umanità, più ancora degli spettacolari combattimenti, a rendere il film coinvolgente.

Pur senza raggiungere la forza innovativa dei migliori, storici cinecomic, Spider-Man: Brand New Day rappresenta l’ennesimo capitolo riuscito della saga dedicata all’Uomo Ragno nel Marvel Cinematic Universe. Divertente, emozionante e visivamente eccellente, rilancia con convinzione il personaggio e dimostra che, anche dopo tanti film, Peter Parker (e i suoi amici) hanno ancora qualcosa di autentico da raccontare.

Antonio Autieri

Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema

Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema

Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube