L’Unione Sovietica è implosa ormai da quasi trent’anni, il comunismo ha fatto il suo tempo, ma le vecchie abitudini non muoiono mai, a giudicare da quanto accade nella “Sparrow School”, dove si formano le future spie che andranno a carpire i segreti dell’Occidente rammollito. A dirigerla un’austera ufficiale dai tratti maniacali, interpretata da Charlotte Rampling, impegnata a dimostrare come non farsi prendere dal “moralismo sentimentale” delle società degenerate come quella americana, e dedicarsi invece alla causa della grande madre Russia, anche se questo vuol dire sottostare alle pratiche sessuali più umilianti. In questo ambiente è costretta anche Dominika Egorova (Jennifer Lawrence), già affermata etoile del balletto classico, ma obbligata da un incidente ad abbandonare la carriera. Con una madre malata e la prospettiva di essere sfrattata dagli appartamenti riservati al corpo di ballo, Dominika accetta la proposta di suo zio Vanya (Matthias Schoenaerts), alto dirigente dei servizi segreti, e comincia la sua carriera di spia. Naturalmente, nonostante si rifiuti di obbedire agli ordini e interpreti a suo modo le tattiche spionistiche, Dominika in brevissimo tempo diventa una Red Sparrow, e comincia la sua vita sotto copertura, muovendosi tra la Russia e Budapest per cercare di sedurre l’agente della CIA Nathaniel Nash (Joel Edgerton) e farsi dire chi è la talpa che gli americani hanno piazzato ai livelli più alti dello spionaggio russo. Ovviamente il rapporto tra Dominika e Nathaniel diventa talmente stretto che anche la CIA vuole usarla per sapere chi è la spia russa nei loro ranghi. Una doppia caccia che diventerà sempre più serrata e di cui Dominika sembra essere destinata a diventare vittima sacrificale, ma che riserverà un finale con colpo di scena da manuale.

Apprezzabile lo sforzo di Jennifer Lawrence che, oltre alle acrobazie fisiche e balistiche che affronta di continuo, deve affrontarne altrettante per mantenere l’equilibrio di una sceneggiatura che si muove sempre su uno strettissimo filo in bilico tra i due sistemi nemici, mantenendo sempre una discreta misura di suspense e di dubbio per lo spettatore (più vicino peraltro ad action movie del tipo di Nikita, piuttosto che a classici dello spionaggio come La talpa). Molto del merito va sicuramente al regista Francis Lawrence che, pur non avendo alcuna parentela con la protagonista, l’ha diretta nella fortunata serie The Hunger Games e che quindi sa come valorizzare un’attrice dotata di versatilità e talento che l’hanno imposta come una delle più quotate star di Hollywood. Indicato per un pubblico più di bocca buona che ai cultori delle classiche spy-story, Red Sparrow non verrà certo ricordato come una delle migliori occasioni per la bella Jennifer, ma resta comunque un discreto prodotto di genere (anche se quasi 2 ore e 20 sono decisamente eccessive).

Beppe Musicco