Venezia 1716: l’Ospedale della Pietà, grazie al talento delle orfane che ospita, vanta una delle orchestre più prestigiose della Repubblica, al tempo del suo apogeo. Nel momento in cui sotto la direzione di un discutibile maestro l’Ospedale inizia a perdere fama, il direttore (Andrea Pennacchi) decide di sostituirlo e chiama al suo posto don Antonio Vivaldi (Michele Riondino), che si trova sull’orlo del baratro dopo un fallimentare tentativo di far teatro. Vivaldi giunge così ad insegnare alle orfane e scopre il talento di Cecilia (Tecla Insolia), protagonista dell’intero film. La giovane è una ragazza irrequieta, tormentata da un rapporto irrisolto con la madre sconosciuta, a cui ogni sera, di nascosto, scrive lettere, destinate a non essere mai lette, ed è particolarmente dotata nel suonare il violino. La sua straordinaria capacità la porterà a instaurare un profondo rapporto con il nuovo maestro don Antonio, che istruendola nella pratica della musica, la condurrà a guadagnare una nuova consapevolezza di sé e delle sue possibilità. Cecilia nella musica potrà scoprire la sua libertà, in un’epoca in cui la massima aspirazione per una donna, per lo più orfana, poteva essere di sposare un buon nome: una vera e propria primavera, per lei come per il suo maestro.

Secondo film per il cinema per Damiano Michieletto, affermato direttore di teatro lirico e non, che dopo il poco notato Gianni Schicchi (2021) si fa notare al cinema scegliendo ancora, non a caso, il mezzo musicale. Come detto da Michieletto stesso, Primavera è un film che si costruisce attorno alla musica, la quale non è mai usata come elemento di contorno ma come colonna portante del film. La storia di Cecilia e il rapporto con il Maestro sono interamente dovuti alla musica; come questa anima la vita dell’orfana, così anima il film. La musica è alla fine vera protagonista, perché è il motore di tutte le dinamiche di emancipazione e affermazione che muovono i personaggi. Cecilia, perfettamente interpretata da Tecla Insolia, vedendosi riconosciuta per la sua capacità di suonare il violino dal maestro, si rende per la prima volta conto di avere un volto, un’identità, tanto che proprio in virtù della musica lotterà per la sua libertà. Vivaldi, quasi consumato dalla smania di successo e immortalità, riscopre nella musica la possibilità di godersi la vita nonostante tutti i suoi impedimenti di salute e trova in essa più di quanto poteva sperare.

Insomma, non è la musica in sé che salva i personaggi, ma è sicuramente ciò che li anima e li spinge a cercare delle possibilità, che in essa avvertono. E così fa anche il film stesso, perché raccontando della drammatica ricerca di Cecilia della propria identità e dei suoi tentativi, fa sì che il quesito risuoni in tutti gli spettatori. In ciò Primavera specifica un importante fattore, che nemmeno la musica, come tutta l’arte, è abbastanza di per sè: senza il maestro Cecilia non avrebbe mai creduto di poter essere più che la moglie di un ufficiale, senza Cecilia Vivaldi non avrebbe riscoperto la musica come mezzo per vivere il presente, oltre che vivere in eterno. Una primavera, una rinascita, è possibile solo quando c’è qualcuno che la mostra come tale.

Valentina Villa

Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema

Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema

Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube