Anni Trenta: i McCourt abbandonano New York per fare ritorno alla propria terra d’origine, l’Irlanda, tra stenti e difficoltà.,La storia si dipana attraverso la narrazione del figlio più grande che racconta la difficile infanzia. Ciò che la pellicola mostra, infatti, è frutto della memoria del ragazzo cui tocca vedere da vicino troppo dolore e troppe contraddizione: i suoi sono occhi che vedono morire di fame, stenti e malattia tre piccoli fratellini, ognuno a breve distanza di tempo; occhi che vedono un padre che dà puntualmente fondo al misero sussidio di disoccupazione nei pub della cittadina per ubriacarsi ma sono occhi che vedono quotidianamente anche sua madre Angela, che combatte fino all’umiliazione per proteggere i figli. Quest’ultima figura è realmente il faro per gli occhi del ragazzo: si tratta di una donna continuamente attraversata dal dolore (la morte dei figli, il marito deludente) ma sempre in grado di reagire mettendo da parte l’orgoglio e il senso di vergogna. Cosa che non fa il padre: egli non si abbassa a chiedere aiuto alle associazioni caritatevoli o a raccogliere carbone d’avanzo per le strade per riscaldare la casa. Molto contraddittoria è la figura del capofamiglia, per un momento ci sentiamo di condividere la sua statura morale piena di dignità e orgoglio e vicino a lui Angela ci sembra in fondo una povera donna senza ideali, sempre piegata alle cattiverie della vitae l’indifferenza della gente, ma subito ogni ribellione repressa, ogni schiaffo della vita e del mondo sono accettati per la salvezza dei figli rivelando una grande forza morale che non prevede discorsi o grandi proclami ma solo una solerte e attiva presenza che prende forma tramite un sacrificio continuo compreso quello di darsi ad un figlio che lo descrive divisa in tre: quello splendido del mattino inimitabile nel raccontare storie bellissime, quello che senza risultato cerca lavoro e quello peggiore che spende tutto per una pinta di birra. C’è da parte del ragazzo una sorta di perdono nel tratteggiarlo. Il film è agile e a tratti commovente e sa chiamare in causa lo spettatore ponendogli forti domande sul compito educativo. Anche più commovente è sapere che si tratta di una storia vera e che Angela, questa piccola, scialba, ma grandissima persona è esistita davvero.,