Predator: Badlands è il settimo capitolo del celebre franchise di Predator, saga storica iniziata con Predator (1987) e proseguita con vari sequel cinematografici, oltre a due crossover con l’universo di Alien. Fin dalle prime uscite, infatti, i fan di entrambi i franchise avevano intuito la possibilità che condividessero lo stesso universo narrativo. Il franchise di Predator è anche un perfetto esempio di transmedialità, poiché il suo universo non è rimasto confinato al cinema, ma si è espanso in altri media come fumetti e videogiochi.
Predator: Badlands è la terza pellicola del franchise diretta da Dan Trachtenberg e, a differenza di Prey (2022) — un prequel della saga già raccontata nei film precedenti — e di Predator – Killer dei Killer (2025), spin-off animato distribuito su Disney+, rappresenta il quinto capitolo effettivo della serie principale. In questa nuova fase troviamo un Predator dal tono più “disneyano”, che smussa gli elementi horror dei film passati tentando di umanizzare uno dei cacciatori più iconici della fantascienza. Se un tempo gli Yautja erano predatori che cercavano esseri viventi su altri pianeti solo per sconfiggerli, seguendo la cultura della loro stirpe, in questa pellicola assistiamo sì alla caccia di uno Yautja, ma il risultato risulta molto meno “pauroso” rispetto all’immaginario consolidato delle precedenti uscite. A sottolineare ulteriormente questa differenza è il fatto che, in Badlands, i Predator non arrivano sulla Terra per cacciare un umano particolarmente forte: l’intera vicenda è ambientata sul pianeta Genna, dove la natura ha preso completamente il sopravvento. Qui persino i rami degli alberi e le piante più comuni diventano ostili, e tra le creature che popolano questo mondo vi è la preda del protagonista: il mostro chiamato Kalisk. Siamo dunque in un mondo senza umani, dove gli unici esseri umanoidi sono androidi, figure che in questo film sembrano strizzare l’occhio a un possibile nuovo incontro tra l’universo di Alien e quello di Predator. Anche se Ridley Scott ha più volte dichiarato di non voler unire ufficialmente i due universi, è probabile che, avendo ripreso in mano la sua creatura, la sua opinione non sia cambiata. Come i fan sapranno, infatti, i due film Alien vs. Predator non sono considerati canonici. Tornando al film, non c’è molto da aggiungere: è un classico film di fantascienza che riprende elementi narrativi già visti, senza grande inventiva, se non per il fatto che — per la prima volta — il Predator non è il vero “cattivo”. Questo potrebbe aprire la strada a futuri sequel, probabilmente incentrati sullo stesso personaggio introdotto in questa pellicola. Da un lato, questa prospettiva è interessante, poiché finora i film della saga sono sempre stati autoconclusivi, privi di una vera continuità narrativa. Badlands, invece, sembra voler inaugurare un filo conduttore, soprattutto per via del finale molto aperto.
Nel complesso, Predator: Badlands è un buon prodotto d’intrattenimento, pur senza portare reali innovazioni nella saga. Trachtenberg riesce comunque a ridare vigore a una serie ormai poco ispirata, soprattutto dopo le ultime due uscite (Predators e The Predator). Sul piano narrativo, il film mette in scena il rapporto quasi “familiare” tra un androide e uno Yautja, mostrando come il loro legame evolva nel corso della storia — elemento che, a uno sguardo più attento, può risultare prevedibile e scontato. In conclusione, Badlands è un film consigliato ai fan del franchise e a chi cerca un buon intrattenimento fantascientifico: chi ha apprezzato Prey probabilmente apprezzerà anche questo nuovo capitolo della saga.
Mattia Basile
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