Sylvia lavora come assistente ai malati mentali in una casa di cura a New York, ha una figlia preadolescente e nasconde un passato difficile fatto di violenze e abusi mai denunciati. Quando a una rimpatriata del liceo incontra quello che crede essere una sua vecchia conoscenza, le memorie del passato riemergono stravolgendo la routine di Sylvia…
Regista messicano controverso e spesso cinico nei finali dei suoi film come Sundown, con Memory (in concorso alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia) Michel Franco sembra voler prendere una boccata di aria fresca e dà vita a un’opera che parla degli outsider della società con uno sguardo pieno di compassione, amore e speranza. Non vi sveliamo oltre per non guastare una visione piena di svolte commoventi e coinvolgenti: vi diciamo solo che il film si presenta in un modo, forse anche prevedibile e telefonato nella prima parte, per poi allontanarsi lentamente da quella superficie, trasformandosi in una vicenda capace di emozionare lo spettatore oltre ogni previsione. Il dramma messo in scena appartiene tutto, com’è giusto che sia, ai due protagonisti, che nel raccontarsi vicendevolmente si calano anche in una società americana incapace di trattare le anime perdute e dunque impegnata a nascondere il suo imbarazzo dietro – e dentro – strutture di controllo e monitoraggio famigliare; per non parlare delle massicce dosi di psicofarmaci ingurgitate come se fossero caramelle per la tosse, quando per un considerevole miglioramento di una condizione di difficoltà spesso sarebbe necessario e sufficiente un ascolto attivo e compassionevole dell’altro.
La forza di Memory è poi anche quella dei suoi protagonisti, la coppia formata da Jessica Chastain e Peter Sarsgaard, che qui si spogliano di tutti i possibili orpelli per mostrare tutta la fragile profondità dei loro personaggi, entrando nel cuore dei loro bisogni ed esprimendo con gesti e sguardi, più che con parole, il loro status di esseri umani forse fallibili, ma pur desiderosi – e meritevoli – di felicità e spensieratezza. Nota di merito anche alla giovane tredicenne Brooke Timber che, siamo sicuri, rivedremo molto spesso sugli schermi.
Letizia Cilea
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