Floria Lind (Leonie Benesch, già ne La sala professori e September 5 – la diretta che cambiò la storia) inizia di buon umore il suo turno di infermiera nel reparto chirurgico all’ospedale di Basilea, un lunedì sera. La donna, madre divorziata con una figlia piccola, ha sempre un atteggiamento positivo nei confronti dei colleghi, dei medici e dei pazienti, ma quella sera, il suo lavoro presenta sfide apparentemente insormontabili: a causa della carenza di personale, deve gestire il reparto solo con la collega Bea (Sonja Riesen) e una tirocinante; troppo poche per soddisfare tutte le esigenze dei pazienti e star dietro alla routine dei compiti da svolgere.

Così vediamo Floria mentre si prende cura di alcuni dei suoi assistiti: una madre gravemente malata, un uomo anziano in attesa di una diagnosi importante, un paziente che, in quanto pagante, si comporta in modo insopportabilmente pretenzioso e scortese. Tra emergenze, complicazioni impreviste e stress costante, diventa presto chiaro che il personale dell’ospedale è al limite delle proprie possibilità. Floria si trova ad affrontare una lista apparentemente infinita di compiti e, più lungo è il turno, più frenetico diventa il ritmo, che porta la donna a rischiare di essere sopraffatta e commettere errori irreversibili.

In un mix di dramma avvincente e precisione documentaristica, la regista Petra Volpe si addentra nella difficile vita quotidiana di un’infermiera e descrive vividamente cosa significhi lavorare in un sistema sanitario sovraccarico (non per niente il titolo originale è Heldin, cioè Eroina). Ciò che rende il film così originale e speciale è il suo insolito stile narrativo: ben lontano dal consueto intrattenimento che si troverebbe in serie ospedaliere di successo come Grey’s Anatomy, Dr. House o ER, L’ultimo turno non si ferma un secondo; la sua protagonista è costantemente in movimento, e questo non solo crea un’atmosfera incredibilmente densa, ma cattura anche perfettamente l’andamento imprevedibile di questa professione fisicamente e mentalmente impegnativa.

Chiunque abbia trascorso qualche giorno in ospedale può capire perché L’ultimo turno sia un film importante. Non fa differenza che il film sia ambientato in Svizzera, il fenomeno della scarsità di infermieri è quantomeno europeo, Italia compresa. Nel dramma della Volpe, pieno di energia e dinamismo, noi spettatori seguiamo il turno snervante di un’infermiera in un qualsiasi ospedale. E si rimane completamente affascinati mentre la protagonista si sforza con le migliori intenzioni, ma è comunque logorata dal lavoro. Un film girato quasi in unità di tempo e di luogo, che non può non far riflettere sulle figure che lavorano nella sanità, e sui rapporti umani che diamo spesso per scontato.

Beppe Musicco

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