Ne La sala professori Carla Nowak è una giovane insegnante molto motivata al suo primo lavoro in una scuola media tedesca. Il suo rapporto con gli studenti della seconda media viene messo a dura prova quando nella scuola si verificano una serie di furti e un’indagine del personale porta ad accuse e sfiducia tra genitori indignati, colleghi supponenti e studenti arrabbiati. Carla si impegna per una soluzione ma più ci prova, più disperata e isolata diventa la sua posizione…
Quarto lungometraggio per il regista tedesco İlker Çatak, La sala professori è stato candidato agli Oscar nella categoria di miglior film internazionale. L’atmosfera che si respira è di sospetto e tensione che accompagneranno lo spettatore fino alla fine della storia. E’ decisamente forte fin dalle prime battute la scena di una vera e propria perquisizione in classe cui alcuni docenti sottopongono gli alunni per cercare di capire chi ha commesso i furti, così come il tentativo da parte dei dirigenti scolastici di convincere i rappresentanti di classe a fare la spia se sanno qualcosa. A questa dinamica distorta e molto invasiva si oppone Carla, interpretata benissimo da Leonie Benesch (Il nastro bianco), che – però – per il suo desiderio di scagionare i ragazzi commette un’azione totalmente illegale: attraverso la webcam del suo pc, riprende di nascosto i suoi colleghi in sala professori, convinta che il ladro si nasconda tra loro. Il sospetto dilaga e con esso l’equilibrio della scuola e della classe di Carla. L’insegnante si trova presa di mira dai genitori degli alunni per la perquisizione e si incrinano anche i rapporti con i colleghi che non amano il suo modo di muoversi. La situazione si complica ulteriormente per due ragioni; la prima è che lentamente anche gli alunni iniziano a ribellarsi all’insegnante fino ad allora molto amata, la seconda riguarda Oskar (Leo Stettnisch), un suo alunno, figlio della dipendente della scuola che, a causa delle riprese video, viene sospettata di essere l’autrice dei furti. Tutte queste dinamiche rischiano di implodere e Carla non riesce più a tenere sotto controllo la situazione. La donna ha molto a cuore Oskar e cerca di recuperare il rapporto con lui che, mano a mano che il film entra nel vivo, diventa sempre più ingestibile per le accuse mosse alla madre.
Dal quadro descritto si evince come sotto accusa per il regista ci sia il sistema scolastico che non riesce a trovare soluzioni, a riformarsi e a mantenersi in equilibrio, ma la critica potrebbe riguardare tutta la società. Un sistema che, per bocca della manager della scuola, ha come obiettivo la “tolleranza zero” verso chiunque commetta azioni contro le regole, ma che poi si vanta di avere dinamiche “democratiche” per le decisioni prese nei consigli di classe. Un sistema contraddittorio in cui gli insegnanti sembrano più preoccupati di far rispettare determinate procedure piuttosto che interessarsi ai ragazzi. Ci sono poi i genitori, subito pronti a prendersela con i professori, e i ragazzi stessi che si ribellano anche comprensibilmente perché dai professori non hanno le risposte per capire che cosa stia accadendo.
C’è un barlume di speranza? Davvero poca: la cocciutaggine di Carla, che pur con i suoi errori, non perde di vista l’obiettivo di recuperare Oscar – ma rischia di smarrire la classe – e a suo modo si batte contro un sistema distorto e poco umano. E poi ci sono i ragazzi, che hanno bisogno di certezze e di chiarezza dal mondo degli adulti; il loro spaesamento è reso molto bene. Il film ha la tensione giusta anche se si ha l’impressione che il regista non sapesse bene come chiudere la storia che, infatti, ha un sottofinale e un finale che si oppongono uno all’altro. Non sappiamo se questo film potrà piacere agli insegnanti; non ne siamo sicuri perché alcune situazioni sono probabilmente estremizzate anche se il regista si è ispirato ad alcuni fatti di cronaca reali. Però La sala professori farà sicuramente dibattere perché pone temi veri. E questo è un merito. Presentato al Festival di Berlino 2023. Nomination Oscar per il miglior film internazionale.
Stefano Radice
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