Giurato Numero 2 promette di essere l’ultimo film che vede Clint Eastwood dietro la macchina da presa, e il fatto che si concentri sui concetti di verità e giustizia e sulle loro applicazioni mostra le convinzioni del regista, che più volte ha mostrato di credere quanto le leve del potere americano siano imperfette, ma comunque abbiano alla base un sincero sentimento di giustizia.
Justin Kemp (Nicholas Hoult), giornalista di una rivista di lifestyle con una moglie incinta a casa (ma anche alcolista in via di recupero), viene scelto per far parte della giuria del processo per omicidio a un uomo accusato di aver picchiato la sua ragazza e di averne gettato il corpo in un burrone a bordo strada. Ma Kemp crede che il crimine sia in realtà colpa di un pirata della strada, e che quel pirata sia probabilmente lui. Il caso contro James Sythe (Gabriel Basso) sembrerebbe essere aperto e chiuso, poiché è stato visto prendersela verbalmente con la sua ragazza Kendall (Francesca Eastwood), e rompere una bottiglia di birra al tavolo a cui erano seduti mentre bevevano in un bar. A rappresentare Sythe c’è Erik Resnick (Chris Messina), che sembra convinto dell’innocenza del suo cliente ma che deve confrontarsi con il pubblico ministero Faith Killibrew (Toni Collette), un’avvocatessa determinata che si candida per la carica di procuratore distrettuale attraverso una campagna dura contro la criminalità.
Mentre il caso procede, Justin inizia a rendersi conto di essere stato al bar la stessa sera in cui Kendall sarebbe stata assassinata, e che potrebbe non aver investito un cervo, come credeva all’epoca. Sobrio e fedele al suo programma degli Alcolisti Anonimi, il nostro tormentato protagonista si rivolge prima al suo sponsor, Larry Lasker (Kiefer Sutherland), che è un avvocato, e che dice a Justin che, se scoperto, verrebbe giudicato senza pietà come un alcolizzato assassino. Quindi Justin decide di giocare la sua unica carta: convincere i suoi pari che Sythe è un uomo innocente.
Il primo atto di Giurato n.2 si svolge come una versione di Rashomon, poiché non è mai del tutto chiaro cosa sia successo esattamente la notte della morte di Kendall, con i flashback tesi a offuscare ogni possibilità di verità assoluta. E quando la giuria si ritira per discutere il caso, Giurato Numero 2 arriva a trasformarsi in una versione di La parola ai giurati, come se il giurato di Henry Fonda fosse segretamente l’assassino. Il film procede bene a dispetto della difficile credibilità di certi punti della trama. Harold (J.K. Simmons) è all’inizio l’unico altro giurato che vuole assolvere l’imputato e si rivela essere un detective veterano in pensione, cosa che normalmente sarebbe saltata fuori durante il processo di verifica, e come tale lo squalificherebbe. Il Resnick di Messina è presentato come un difensore d’ufficio estremamente capace e abile, ma poi sembra estremamente strano che gli sia sfuggita quell’informazione o che interroghi l’ultimo testimone al fatto senza mettere in dubbio quello che l’uomo dice di aver visto. Mentre le certezze dell’accusa iniziano a sgretolarsi, il film di Eastwood si appoggia a una serie di scelte più da serie tv e di personaggi che sembrano esistere solo per aiutare a far avanzare la narrazione. Ma Giurato Numero 2 lancia uno sguardo moralmente indagatore sul sistema legale americano, chiedendosi se sia ragionevole condannare qualcuno sulla base di qualcosa di così fallibile come la memoria. Sebbene il film sia incentrato su Justin, la sua considerazione della precarietà del sistema è meglio esemplificata attraverso il personaggio di Toni Collette che, sebbene risoluta e capace, è ostacolata da un’ambizione che la acceca di fronte alle verità più ovvie. Attraverso di lei vediamo l’aula di tribunale come un luogo in cui dobbiamo fare i conti con l’immagine di noi stessi, e quanto possiamo essere limitati dai nostri pregiudizi e preconcetti.
Beppe Musicco
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