Cosa si aspetta uno spettatore (e l’età non conta), da un film di fantasy? È banale dirlo, ma uno vorrebbe proprio fantasticare, lasciarsi trasportare in un mondo irreale, partecipare di un ordine di cose totalmente diverso dalla vita comune. In “Stardust” questo avviene poco, a sprazzi e in maniera tanto slegata che più che a una favola sembra di assistere a una serie di scenette, alcune delle quali anche assai poco riuscite. La storia di per sé non è nuova, ma non sarebbe neanche male: l’Inghilterra è separata dal mondo magico di Stormhold da un semplice muretto a secco alla periferia di un villaggio, non a caso chiamato Wall (muro). A guardia della breccia che permette il passaggio, un vecchietto armato di bastone, che ben poco potrà fare per contrastare il desiderio di Tristan, un giovane di Wall che ha visto una stella cadere di là dal muro e vuole prenderla per far colpo sulla ragazza che ama. La stella in realtà è una bellissima giovane (Claire Danes), che è inseguita da una vecchia strega (ma rimessa a nuovo veste i panni della splendida Michelle Pfeiffer) che assieme alle sue sorelle vuole ucciderla per impadronirsi dell’eterna giovinezza. Le tre streghe sembrano prese paro paro dal Macbeth e a testimonianza dell’ammirazione del regista e sceneggiatore per il bardo c’è anche un Re morente (Peter O’Toole) circondato da figli maligni (alcuni già morti, altri non ancora) in lotta per il trono e il rude capitan Shakespeare (Robert De Niro) che comanda un vascello volante che invece che balene arpiona i fulmini. È questa figura quella peggio assortita dell’intera brigata: non solo appare come un vero e proprio “deus ex machina”, che non c’entra niente se non per calare dal cielo e salvare i protagonisti, ma in ossequio alla politically correctness, il capitano in pubblico è feroce e minaccioso, ma in privato si veste e si trucca come una ballerina del Moulin Rouge e sculetta al tempo di can can. Tutto questo e molto altro ancora rende il film decisamente troppo affollato di personaggi, che se da un lato dovrebbero aumentare il tasso di fantasy del film, dall’altro, una volta usciti dalla sala, fanno passare qualsiasi voglia di rivederlo.,Beppe Musicco