Un bambino, abbandonato in fasce dalla giovane madre, viene trovato e cresciuto da un eccentrico vagabondo, diventando suo complice nella gestione di un’attività da vetraio (uno rompe i vetri, l’altro li ripara). La ragazza madre nel frattempo è diventata un’attrice affermata e aiuta i poveri del quartiere. Quando il ragazzo si ammala i servizi sociali, avvertiti dal medico, vorrebbero toglierlo alla custodia del vagabondo. I due, allora, scappano…

Il monello, primo lungometraggio di Chaplin, presenta già in nuce gran parte dei temi che poi diventeranno i capisaldi del cinema del comico inglese: la denuncia sociale, l’attenzione al mondo dei poveri e dei deboli, la fusione tra comico e melodramma. Ma soprattutto il film riflette sul significato del prendersi cura dell’altro: non è solo il vagabondo a prendersi cura del monello ma anche il contrario, in un rapporto di reciprocità che arricchisce entrambi e genera una vera famiglia. L’inizio del film, prima dell’entrata in scena di Charlot è addirittura patetico: “il suo unico peccato era la maternità” reca scritta la didascalia iniziale, riferita alla giovane ragazza costretta ad abbandonare il figlio. I toni sono cupi e allegorici, la realtà rappresentata dura oltre ogni dire. L’arrivo del buffo vagabondo fa tirare un sospiro di sollievo e muta radicalmente il registro della narrazione.

Le posizioni di Chaplin in materia sociale sono fortemente influenzate dall’aver vissuto in prima persona la miseria operaia di una città industriale come Londra. Chaplin non crede all’interclassismo, alle istituzioni di carità, al paternalismo borghese. I suoi eroi sono i diseredati e gli oppressi, buoni a priori, vessati dal duro ambiente in cui vivono che fa di tutto per ostacolarli. Nel cinema di Chaplin la speranza non è mai facile da raggiungere ma c’è e ad essa si aggrappano con tutte le loro forze i personaggi che ne hanno bisogno per vivere. Chaplin sembra dirci che solo nella forza del vincolo che lega il vagabondo al ragazzo e nel messaggio di tenerezza e amore contenuto in quella famiglia così improbabile, sopravvive la possibilità di un nuovo inizio, la speranza di un cambiamento possibile anche per una società profondamente segnata dall’ingiustizia.