Il mestiere di vivere parte dall’ultimo frenetico giorno di vita di Cesare Pavese, il 27 agosto 1950, e mette al centro della storia l’uomo e lo scrittore attraverso vari capitoli che raccontano i tanti mestieri che ha sperimentato. Il mestiere di vivere – che è anche il titolo del diario scritto da Pavese dal 1935 al 1950 – racconta l’intellettuale che nella sua breve vita è riuscito a ricreare un nuovo mondo letterario e culturale che ha dato identità alla seconda metà del Novecento italiano: un poeta che appena ventenne scopre la poesia narrativa, per poi cimentarsi nel romanzo breve, portare in Italia la letteratura americana e contribuire infine alla nascita della Casa Editrice Einaudi.

Il nuovo lavoro di Giovanna Gagliardo, regista specializzata in documentari, è un sentito omaggio e ricordo della vita e dell’eredità culturale di Cesare Pavese, realizzato attraverso le testimonianze e i ricordi – anche di archivio – di intellettuali che avevano lavorato o avevano conosciuto da vicino Pavese. Ne Il mestiere di vivere, infatti, compaiono  Tullio Pinelli, Massimo Mila, Franco Ferrarotti, Fernanda Pivano, Natalia Ginzburg, Renata Einaudi, Norberto Bobbio, Mario Motta, Lorenzo Ventavoli, Raf Vallone e Carlo Lizzani, solo per citarne alcuni.

Nelle note di regia, la regista scrive che «ritrovare e rileggere oggi Cesare Pavese, a distanza di tanti anni, è stata per me una vera e propria folgorazione. Prendi in mano i suoi romanzi, le sue poesie, soprattutto i suoi diari e già dalle prime righe capisci che ti sta parlando del
“presente”. Non del suo presente, ma del “nostro.” Mette in scena la complessità degli eventi e ti fa capire che non hai scampo. Ti costringe a non cercare risposte semplici, ti sbarra la strada se provi a schierarti. Ti mette alla prova. Lui non spiega, non suggerisce, non cerca la tua approvazione. Quel Pavese che ricordiamo frettolosamente come il poeta infelice, suicida per amore, probabilmente è molto
di più. Ho lasciato un Pavese che credevo locale e generazionale, ho ritrovato uno scrittore con il respiro dei “classici”».

Nel documentario – in cui la voce di Cesare Pavese è di Emanuele Puppio – scorrono anche immagini di film quali Le amiche di Michelangelo Antonioni, Riso amaro di Giuseppe De Santis e La città dolente di Mario Bonnard. Il mestiere di vivere non è di facile approccio e le tante testimonianze spezzettano un po’ il racconto con alcuni passaggi comunque molto interessanti come quelli dedicati alla nascita della casa editrice Einaudi o quelli relativi al Pavese studente. A nostro avviso Giovanna Gagliardo riesce a ricostruire i tratti salienti della figura di Pavese anche se avrebbe potuto approfondire ulteriormente alcuni tratti esistenziali del grande letterato. Presentato al Torino Film Festival.

Stefano Radice

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