Siamo negli Usa, nel 1957. Dallo spazio, piomba sulla terra un gigante d’acciaio che, per nutrirsi, ha bisogno di mangiare ferro a volontà. La voce comincia a circolare e incuriosisce il piccolo Hogarth. Una notte, attirato da strani rumori, il bambino esce di casa e si imbatte proprio nel gigante. Tra i due nasce subito una spontanea amicizia. Peccato che a complicare le cose ci si metta uno zelante agente di Washington, che convince l’esercito a eliminare “l’alieno”…
Uscito nel 1999, il film segna l’esordio alla regia di Brad Bird che avrebbe poi diretto Gli Incredibili – Una normale famiglia di supereroi, Gli Incredibili 2 e Ratatouille, solo per rimanere nell’ambito dell’animazione. Il gigante di ferro ricorda in alcune scene film quali E.T. o King Kong, ma non è certo una scopiazzatura o una semplice citazione di grandi capolavori del passato, perché la pellicola ha un suo messaggio e una sua forza propria che conquista lo spettatore e in particolare i più piccoli. Per prima cosa il film è una bella fiaba sul tema dell’amicizia con il diverso e un apologo sull’importanza dell’accoglienza. Non è un caso che a riuscire a superare le barriere della diffidenza sia proprio un bambino non ancora condizionato dai pregiudizi e dalle paure degli adulti. Hogarth è coraggioso e ha un grande cuore che finisce con il conquistare anche i più diffidenti. È un bambino che ama l’avventura e si getta con entusiasmo in una missione che sembra impossibile: dimostrare a tutta la città e ai militari che del gigante ci si può fidare e che non si deve averne paura.
Ambientato a fine anni 50 al culmine della Guerra Fredda, Il gigante di ferro descrive bene – seppur con un linguaggio per bambini – il senso di minaccia che vivevano gli americani per la paura di essere invasi e attaccati (il robot viene preso per un’arma pericolosa inviata dai russi, dai cinesi o dai marziani). Per questo il cartoon porta con sé anche un forte ed efficace messaggio sulla pace e sulla convivenza, perché fa capire quanto spesso sia inutile l’uso delle armi che, anziché risolvere i problemi, finiscono solo con il complicarli. E ha il merito di mostrare il dolore e la morte con una sensibilità incredibili e riuscendo a farlo in un film per bambini che quasi sicuramente sono, per loro fortuna, lontani da questi temi. Ma introducendoli, con delicatezza, ad aspetti della realtà con cui fare i conti.
Stefano Radice
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