Vincitore dell'orso d'oro alla Berlinale 2013, Il caso Kerenes è un film che vive di ottime interpretazioni evitando di sfruttare in modo banale tematiche urlate e di moda, e scegliendo invece di raccontare una Romania diversa da quell'immagine di povertà, delinquenza e sopraffazione che la fa sentire lontana.,Il mondo di Cornelia, alto borghese a cui non manca nulla, invece, non sembra poi così diverso dal nostro e anche alcune dinamiche familiari e sociali ci obbligano a fare i conti con un patrimonio di relazioni che ci appartiene più di quanto vorremmo ammettere. Il mondo descritto da Natzer (ma la sceneggiatura è di Razvan Radulescu, che ha lavorato anche con il più noto regista rumeno Mungiu) è dominato dalla figura di Cornelia, una donna dal carattere forte che sembra davvero avere come unica debolezza l'amore possessivo (ma non ricambiato) per il figlio Barbu.,Anche gli altri personaggi femminili del film sono dotati di una forza e una determinazione che manca alle loro controparti maschili. Carmen, la compagna silenziosa e infelice di Barbu, la sorella di Cornelia (pratica e decisionista almeno quanto lei) e perfino la poliziotta del commissariato, l'unica che fa resistenza all'immediato tentativo di corruzione da parte di Cornelia. E infine la madre del ragazzino morto, che obbliga Cornelia a un confronto intimo e nudo che va ben oltre la contrattazione prevista dalla donna.,Il racconto, quindi, non è semplicemente quello di uno strano Edipo che rifiuta le cure materne (o meglio vorrebbe goderne sempre e comunque alle proprie condizioni), quanto quello di un evento che scatena una serie di incontri tra donne. Quello, appunto, tra Cornelia e Carmen, da cui la protagonista si sente descrivere un figlio ben diverso da come lo ha sempre immaginato (o quello che ritiene di poter conoscere attraverso i racconti della donna delle pulizie che paga per curiosare in casa di lui), ma anche, poi, quello finale tra le due madri della vittima e dell'investitore. Incontri attraverso i quali Cornelia, pur non perdendo nulla della sua determinazione (memorabile la scena in cui contratta una “correzione” nella testimonianza di un automobilista che ha assistito all'incidente), è costretta a venire a patti con gli errori che ha commesso, costringendosi ad immaginare forse un futuro diverso.,Difficile capire alla fine se Cornelia abbia davvero imparato i limiti e la legittimità del suo amore materno (il titolo originale del film si riferisce eloquentemente alla posizione del feto nel grembo della madre); non sappiamo se o per quanto tempo Barbu finirà in prigione (anche se abbiamo la certezza che gli farebbe molto bene rinunciare per qualche tempo ai privilegi che lo hanno reso così odioso). Certo è che il viaggio all'interno di un sistema in cui appoggi e denaro hanno un peso notevole ha lasciato i suoi segni, costringendo madre e figlio a un confronto che se anche non fosse risolutivo sembra uscire se non altro dalle secche del non detto. Cosa succederà dopo non lo sappiamo e l'incertezza di una telefonata che arriverà oppure no, insieme alla sorpresa di un gesto di assunzione di responsabilità che non ci aspettavamo quasi più, aprono uno spazio lasciato alla libertà di ognuno, lo spazio dell'umano alla prova della realtà.,Luisa Cotta Ramosino