A prima vista Flow – Un mondo da salvare potrebbe sembrare un film poco accattivante perché completamente senza parole e prodotto da una piccola casa indipendente e realizzato da Gints Zilbalodis, un regista lettone sconosciuto ai più. Si rivela invece un piccolo gioiello di animazione come testimoniano i numerosi premi vinti, tra i quali il Golden Globe e l’Oscar al miglior film d’animazione 2025.
Flow, secondo film del regista che ha esordito nel 2019 con Away, racconta di un mondo nel quale l’umanità sembra essere scomparsa da tempo. Il protagonista è un piccolo gatto nero che vive in solitaria, catturando pesci e dormendo su un letto di una casa abbandonata. Un’inondazione di dimensioni bibliche rompe il suo quieto vivere costringendolo a fuggire e trovare rifugio su una barca a vela, in compagnia di un quartetto piuttosto originale composto da un labrador, un capibara, un lemure e un serpentario. Inizia così un lungo e avventuroso viaggio verso l’ignoto. Sulla barca tutti dovranno imparare a superare le proprie differenze per aiutarsi e riuscire a sopravvivere. Gli animali non sono antropomorfizzati, nel film nessuno parla, si sentono solo i loro versi e i rumori della natura, eppure i protagonisti sono estremamente comunicativi grazie alla cura e al realismo delle loro movenze: comprendiamo le reazioni e l’emotività degli animali attraverso il cambio di tonalità dei loro versi, il movimento degli occhi e delle orecchie. Pur nella più estrema semplicità la loro caratterizzazione è fortissima, è facile infatti riconoscere e identificare in loro alcuni atteggiamenti umani. Durante il viaggio osserviamo i nostri protagonisti scontrarsi fra loro, combattere contro i propri istinti e unire le forze per salvarsi dai pericoli. La grandezza del film sta proprio in questa estrema semplicità che è portatrice di tante letture e messaggi. Viene da pensare a una moderna favola di Esopo in cui è la natura stessa a impartirci le più importanti lezioni di vita di cui l’ecologismo è solo una delle tante, e sarebbe un errore soffermarsi solo su questa. Emergono infatti altri temi importanti quali: il superamento delle proprie paure, la crescita personale (i nostri protagonisti alla fine del viaggio si ritrovano cambiati) e l’importanza della cooperazione per affrontare le avversità. Questo grande universo immaginifico è supportato da un’animazione innovativa e stupefacente. Il regista utilizza le tecniche del mondo videoludico sfruttandone le grandi potenzialità.
In alcune parti lo stile grafico manca di dettagli, ma recupera con un’incredibilità fluidità delle animazioni e con la bellezza degli scenari paesaggistici che portano lo spettatore in una dimensione onirica e magica. Una sapiente alternanza di inquadrature oggettive (con lunghi piani sequenza) e soggettive crea un ritmo coinvolgente. Una dimostrazione di come l’animazione possa portare nuova linfa al mondo del cinema.
Serena Spinelli
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